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3 novembre 2022

Roma Pena Capitale, 5 novembre 2022

 Roma Pena Capitale, 5 novembre 2022 (andando a dipingere Peppe er tosto alla Galleria Alberto Sordi):


Eccolo. Lui vive qua a Piazza Barberini, in strada.
Lo vediamo tutti i giorni uscendo dalla metro, pisciato addosso, con le ciabatte sfondate e i piedi congelati, puzzolente, senza-un-tetto. 
Quindi senza indirizzo, senza un'identità, senza un diritto.
Ci ha consegnato il suo destino tra le mani, le nostre, quelle di NOI brava gente, NOI civili, ma NOI non sappiamo che farcene. E lo rigettiamo, come qualcosa di schifoso. 
Ci fa schifo, lui e il suo destino a NOI che invece siamo così capaci di prenderci le NOSTRE responsabilità, a rispettare i NOSTRI doveri, a difendere i NOSTRI diritti, NOI che ci carichiamo sulle spalle la nostra identità, UNICA E SEMPRE COERENTE, la nostra sopravvivenza, le nostre colpe, i nostri desideri e la loro soddisfazione, i nostri pensieri, le nostre relazioni, il nostro gender, il nostro inconscio, la nostra sessualità, la nostra libertà, il nostro tutto...
NOI si che siamo totalmente responsabili delle nostre esistenze e DEL NOSTRO DESTINO.
INFATTI SIAMO IN TRAPPOLA.
Il controllo del tutto ai fini dell'assunzione di una responsabilità totale di noi stessi è un'UTOPIA IRREALIZZABILE e perciò diventiamo ansiosi, frustrati, egoisti, indifferenti, o - al meglio che vada - spietati.
Nelle culture arcaiche i cosiddetti 'primitivi' sapevano che non ci si fa carico della propria esistenza, e affidavano all'ALTRO la propria sorte e la circolazione delle responsabilità era una via per fare comunità e restare vivi, tutti.
LUI ci offre la sua esistenza e noi lo rifiutiamo perché siamo incapaci di offrire le nostre, a nostra volta.

3 marzo 2022

Il parco di Acqua

Ognuno di noi per 2/3 è fatto di Acqua. Se quest’acqua è sporca, inquinata, contaminata, ci ammaliamo e moriamo. Ma anche la Terra per 2/3 è composta d’acqua, perciò nel mio progetto ARIA il personaggio di Acqua non può essere certo meno importante degli altri. E per questo le ho voluto dedicare tutte le opere di questo grande giardino che è a Roma, in zona Colli Aniene.
In fondo qualche foto dei murales, ma prima condivido con voi alcune pagine dal mio taccuino/sketchbook in cui potete trovare qualcosa in più di tutto questo progetto (se avete la pazienza di decodificare scritti e disegni):
 


 
 
 

 

E queste sono le opere, che sono nel giardino di Piazzale Camillo Loriedo (angolo viale Bardanzelli / viale Franceschini), a Roma:


 

 

 

 

 

Nelle pagine qua sopra del mio taccuino c'è abbozzata qualche persona tra quelle coinvolte, che qui ringrazio: la stupenda modella, mia nipote Martina (aka Acqua), Federico Bado Finotti che l’ha fotografata già quasi dipinta, le mie impavide assistenti Benedetta Matteucci e Chiara Orillo, l’atletico videomaker Marco Gargiullo, e poi Cinzia per i caffè e il dolce fatto (benissimo) in casa, Luciano per la compagnia (Lucià,e speriamo che il tuo amico Armando mi perdonerà un giorno per aver dipinto sopra la poetica scritta “viva la figa e chi la castiga”!), e come sempre Gruppo Ivas per le vernici gajarde e toste. Un grazie anche ar Calcutta, anche se non ha fatto altro che tirarci maledizioni, tiè.

29 gennaio 2021

Centocelle fa cento anni

Tra le ultime opere che ho dipinto a Roma ci sono due murales sulla scuola Artemisia Gentileschi nel quartiere Centocelle. Sono stato invitato da Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros per il progetto E.P.ART che celebra i cento anni del quartiere, ho prima partecipato alle assemblee del “comitato di cura” del progetto, per cogliere quali elementi, concetti e simboli i cittadini volessero far emergere, ho frequentato assiduamente il quartiere e, infine, ho ideato le opere e le ho dipinte su queste due grandi pareti dell’istituto di via Carpineto. 

I due murales hanno come titolo “Mi piacciono le storie” e “Raccontane un’altra”, collegati idealmente da una narrazione di esistenze che scorre tra la bambina e l’anziana, e viceversa. Tra Greta e Carolina.
Sono un lavoro sulla connessione, quella umana, tra individui per qualche ragione diversi (in questo caso 'diverse' sopreattutto per l'età). Le due opere parlano di una “connessione” vera, certo non di questa simulazione ‘social’ di cui purtroppo spesso abusiamo, immersi davanti a degli schermi e isolati dagli altri, presi a far ingrassare le casse dei padroni del mondo.

Col taccuino sempre in mano, durante i miei tour nel quartiere a incontrare le persone e le loro storie, ho prodotto dei disegni. E ne condivido qui con voi alcuni:


 


 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
  
 

 


 


Ed ecco i murales dipinti alla fine del 'viaggio':

 



Ringrazio Claudio Gnessi a Stefania Ficacci, Andrea Martire (e Greta!), Lorenzo Ciolfi, Bol23 (Pietro Maiozzi) e tutti gli altri partecipanti alle assemblee, poi Vincenzo De Francesco e i miei assistenti Antonio Caricchio e Benedetta Matteucci per esserci stati sempre, Greca Campus e Marco Gargiullo per i video, a Alessandro per averci fatto volare in alto e al Gruppo Ivas per la partnership e le loro vernici sempre più pazzesche.

8 novembre 2019

Diavubolikus 1- In quanti contro una Pecora Elettrica?



Quando i libri bruciano è cattivo presagio.
Ma di cosa esattamente?

Degli incendi del 25 aprile 2019 e del 6 novembre 2019 alla libreria & caffetteria La Pecora Elettrica di Roma potete leggere abbondantemente QUI.

Nel video potete vedere ed ascoltare cosa ne penso io.

26 agosto 2019

Appia un pugno, Latina una carezza

In questi giorni sto terminando di dipingere le opere che saranno incluse nella mostra "Da Sketch a MURo" che si terrà alla galleria Rosso20Sette di Roma dal 5 ottobre al 16 novembre 2019 e che chiuderà il MURo Festival.

La mostra e il relativo catalogo si concentrano sulla fase di ideazione - oltre che ovviamente su quella della realizzazione - di alcune delle opere del MURo Museo di Urban Art di Roma attraverso i dipinti, gli schizzi e le immagini dei murales di una minima parte dei protagonisti del progetto MURo, ovvero cinque artisti selezionati tra quelli che hanno collaborato ai nostri progetti più recenti: Jim Avignon, Lucamaleonte, Beau Stanton, Nicola Verlato ed io.

Io, per le mie opere in mostra, mi sono concentrato sul concetto di Appia e Latina - che è anche il titolo del murale che ho dipinto qualche mese fa nel progetto MURo mARket per il Mercato Menofilo di Roma - perché mi sono accorto man mano che giungevo al disegno definitivo facendo schizzi, progettando la composizione e i suoi elementi e scattando foto a Serena - mia compagna di vita, di lavoro e anche modella di questa opera - che queste due antiche strade di Roma sono diventate per me i simboli di due differenti modi di esistere e di porsi verso l'altro: Appia è il pugno, Latina è la carezza.

 
Il murale "Appia - Latina" al Mercato Menofilo di Roma, presso il quartiere Quarto Miglio 

Abbiamo solo due comportamenti di fronte a ciò che ci coinvolge: limitarci a partecipare emotivamente, esaltandoci di fronte a ciò che istintivamente ci piace e opponendoci con rabbia a tutto ciò che disprezziamo o che non condividiamo, oppure decidere di comprendere - di prendere in sé - ovvero inglobare tramite il pensiero tutto ciò che ci interessa e ci coinvolge in una nostra visione più ampia della realtà.
Ci sarebbe una terza opzione: la noncuranza. Ma fregarsene di tutto ciò che accade nel mondo e attorno a noi - se davvero una persona, un evento o un'informazione ci ha colpito - non lo includo certo tra i comportamenti autentici. Quello è un limite auto-imposto di chi di solito vive intrappolato nella propria testa e sarà un argomento che affronterò magari in un'altra opera e in un'altra occasione.

Dunque, quest'immagine - e ciò sta diventando più evidente anche per me che l'ho dipinta - simboleggia la necessità di far incontrare due modi differenti di sentire la realtà. Illustra un tema che va affrontato con urgenza nel periodo storico che stiamo vivendo: non fatevi ingannare dalle apparenze, queste due donne sono in realtà una sola.

Mi spiego meglio.

La via Appia, cioè la prima figura a sinistra, rappresenta la reazione d'istinto, la conquista e la rabbia, la paura che si trasforma in odio. È l’umano che vuole prevaricare l'altro umano e ritiene ciò un inevitabile gesto di sopravvivenza, e prevarica così la Natura stessa. È l’intolleranza e il disprezzo verso l’altro, ovvero verso chiunque riteniamo diverso da 'noi', verso chiunque è fuori dal nostro rassicurante quanto piccino concetto di 'normalità'.
Appia è la paladina di tanti sentimenti negativi che sono emersi con crescente prepotenza in questi ultimi anni in Italia, in Europa, e in tutto il mondo. Appia è l'aggressiva, colei che si pone sempre e comunque contro, in guerra appunto. Appia è infatti un militare, obbedisce perciò al comando del capo senza il permesso, né la necessità, né tantomeno la libertà di metterlo mai in dubbio.
E, d’altronde, la Regina Viarum delle strade è un percorso che fu aperto in base a logiche militari, come tantissime infrastrutture, tecnologie e opere di ingegneria moderne e contemporanee sono state inventate e/o costruite per la guerra e poi adibite ad usi civili (a partire da Internet, ma anche le autostrade, il nucleare, e tanti altri prodotti dell'ingegno umano). È una strada ampia, diritta, che consente spostamenti rapidi per le truppe tra l'antica Roma e le sue conquiste, fino al porto di Brundisium (Brindisi), da dove ci si imbarcava per l'Oriente.
Ed è anche una via che, nei secoli, si è riempita di tombe.

La via Latina della mia opera - cioè la figura sulla destra - è invece il simbolo del sentimento di inclusione e di condivisione, è colei che accarezza la sua nemica perché sa che ha il suo stesso volto e che, malgrado le apparenze, i loro cuori battono all’unisono.
Lei è in grado di vedere che loro due sono uguali, e sa che entrambe sono una piccolissima parte di una totalità, quella che chiamiamo Natura e che è la nostra grande madre generatrice. La via Latina ha i sentimenti che dovrebbe avere ogni individuo adulto che ha guarito le proprie ferite e sciolto i propri traumi e può dunque andare incontro a tutto ciò che gli è estraneo e nuovo con sentimenti di curiosità e comprensione, quelli della persona matura che cerca di capire prima di decidere come agire di conseguenza.
A Roma la via Latina è infatti una via molto più antica della via Appia, risale all'età preistorica, ed è più sinuosa e di difficile percorribilità, ma molto più panoramica e ricca di bellezze naturali ed archeologiche.

Se si percorrono entrambe verso il centro di Roma queste due strade si uniscono dentro le mura della Città Eterna, all'altezza delle Terme di Caracalla. Se si percorrono verso l'esterno, si allontanano dalla città, formando un triangolo, visibile anche come sfondo della mia opera.
Provengono dunque da un unico punto di partenza, Appia è il cuore e Latina l'intelletto.
Quest'opera simboleggia dunque la loro eterna lotta, alla quale si può porre fine solo lasciando emergere in ognuno l'adulto che è in sé, ovvero quella forza di volontà capace di tenerli uniti come due facce di un'unità.

Che è quello che nei fatti, indiscutibilmente, sono.





Lavori in corso per le opere della mostra "Da sketch a MURo", dal 5 ottobre a Roma.

30 luglio 2019

Chi è contro la mafia lo preferiamo morto

David Diavù Vecchiato, "Chi è contro la mafia lo preferiamo morto". Grafite e pastelli ad olio, cm 30 x 22, luglio 2019
Voglio narrarvi due fatti accaduti in quest'afosa estate a Roma, uno a Quarto Miglio, l’altro a Ostia. Due eventi di differenti gravità (immagino che il secondo fatto lo avrete letto sui giornali e/o online...), ma entrambi utili a una riflessione sulla confusione etico-morale che si sta vivendo - anzi vivacchiando - in Italia, ok non solo in Italia, ma direi particolarmente in Italia. 

Et voilà, il fatto numero 1:
sapete che nella vita io mi occupo un pochino anche di Arte Pubblica, no? Bene, la scorsa primavera nel quartiere Quarto Miglio a Roma ho curato con il MURo (Museo di Urban Art di Roma) il progetto artistico MURo mARkeT. Abbiamo realizzato nel mercato rionale di via Menofilo - appena riqualificato dal VII Municipio - 5 opere d’arte pubblica dedicate alla Storia di quel territorio che è tra la via Appia e la via Latina. Opere murali di Jim Avignon, Lucamaleonte Beau Stanton e mie. Ha collaborato al progetto anche Mirko Pierri, per la realizzazione del laboratorio di Arte Urbana nel Liceo Artistico G. C. Argan.

Studenti al lavoro nel workshop di Arte Urbana legato al progetto MURo mARkeT curato da Mirko Pierri e Jakke Theyssens

Qualche settimana fa scopro da un articolo e da un video postato dalla Presidente del Municipio VII di Roma Capitale Monica Liozzi che qualcuno ha vandalizzato quel mercato, spaccato serrande, rotto finestre e porte, danneggiato sia i box dei fruttivendoli che quelli ancora da assegnare.
La Liozzi nel video attacca la "baby gang" che ha provocato questi gravi danni, accusando quei giovani (poiché alcuni testimoni hanno affermato che trattasi di giovani) di essere «imbecilli senza spina dorsale» e «una massa di vigliacchi che non valgono nulla», e chiude ammonendo: «o ricominciamo ad avere un senso civico, un senso di comunità forte, dove insieme controlliamo ed educhiamo i nostri figli, oppure non credo che ci sia speranza». 
Sotto il suo video c'è qualche commento espresso in tono civile, poi parte la lista dei soliti prevedibili sfoghi istintivi e rabbiosi, tra chi invoca la galera per questi ragazzi, chi i manganelli e chi attacca il “buonismo” come causa di tutta questa inciviltà e di tanto disprezzo per la legalità e per i beni pubblici. Evvabbeh, passiamo ora al fatto numero 2.

La Presidente del Municipio VII denuncia la vandalizzazione del Mercato Menofilo

E spostiamoci a Ostia, litorale romano:
alla Stazione Metro Lido Nord ancora il 'nostro' Mirko Pierri con la sua associazione a.DNA ha curato il suo più recente progetto di Arte Pubblica, reso possibile grazie a un bando del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca - e alle scuole del territorio che vi hanno aderito coi loro progetti e che lo hanno vinto - e che ha visto crescere nei mesi scorsi la partecipazione di tanti studenti, professori, associazioni e operatori culturali che hanno condiviso il percorso partecipato - aperto alla popolazione - che ha indicato all'artista Lucamaleonte le persone da dipingere sulle pareti.
Mesi di lavoro divisi in varie fasi, finalizzate alla realizzazione di: 1) un murale nel Liceo Classico Anco Marzio con il ritratto al deportato dal nazifascismo Sami Modiano (sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, vive oggi tra Ostia e Rodi, isola in cui è nato), 2) vari ritratti in stencil delle vittime della mafia Peppino Impastato, Giancarlo Siani, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dipinti dai ragazzi ed esposti un paio di mesi fa proprio alla Stazione di Lido Nord, e 3) un murale finale, dell'artista Lucamaleonte, coi volti di chi la mafia e l'illegalità le combatte ogni giorno oggi a Ostia, attraverso denunce, inchieste, progetti sociali e culturali e altre iniziative tese a tenere unito il senso di comunità e a promuovere la legalità.

Studenti del Liceo Anco Marzio al lavoro nel proprio istituto sull'opera dedicata al deportato Sami Modiano

Alcuni degli studenti coinvolti nel progetto spiegano ai cittadini una tappa del percorso di studio antimafia

Altri studenti coinvolti nel progetto iniziano a lavorare con l'artista Lucamaleonte al murale della stazione metro Lido Nord di Ostia

Il murale di Lucamaleonte a Lido Nord inizia a prendere corpo

Anche in quest’ultima opera ci sono vittime di mafia, certo, ma i cittadini (studenti ma non solo) le hanno volute a fianco a volti comuni di giornalisti, insegnanti, studenti, bambini... insomma di individui che stanno indubbiamente dall'altra parte rispetto alla mafia e alle sue logiche criminali. 
Dalla parte della legalità, appunto.
E qua è nato il problema, con relative polemiche. Questi ultimi ritratti non sono piaciuti a qualcuno, e fin qui tutto normale: è matematicamente impossibile che una cosa piaccia a tutti, figuriamoci se questa è un'opera d'arte dipinta in strada. Ma un consigliere municipale di Casapound ha colto immediatamente l'occasione per protestare, attaccando dei poster sul murale in fase di realizzazione (addirittura un "Parlateci di Bibbiano", vi giuro!) e scagliandosi attraverso i social network contro Municipio X, associazione a.DNA, artista e studenti, accusando tutti di essere del PD (?) e di aver speso 50.000 euro di soldi pubblici per realizzare quel murale.
Premetto che - fossero stati spesi davvero - sarebbero stati il costo legittimo di un'opera d'arte di un artista riconosciuto internazionalmente, e si sarebbe anche dovuto investire parte di quei soldi per mantenerla più a lungo possibile quell'opera d'arte. E io avrei chiuso qua il dibattito, e chi avesse voluto protestare avrebbe potuto usare lo strumento democratico che esiste in questi casi: richiedere una convocazione della Commissione di Controllo, Garanzia e Trasparenza del Municipio, dove si sarebbero trattati pro e contro del murale ed eventualmente decisa la sua rimozione, se ci fossero stati cause ed elementi per farlo.
Ma una simile convocazione ufficiale non si poteva richiedere perché ciò su cui si sarebbe basata la richiesta erano solo miserrime fake news, false informazioni inventate per far indignare il contribuente ignaro ed aizzare gli haters arrabbiati, bufale superficiali e maligne sotto le quali il consigliere di Casapound ha messo la sua firma, senza alcuna remora né pudore. 
Eppure un po' di tensione morale verso la verità dovrebbe essere obbligatoria quando si dibatte pubblicamente di tematiche legate all'amministrazione di un territorio, e noi la dovremmo pretendere - soprattutto da chi fa politica o crede di farla - in quanto siamo noi i contribuenti che tengono in piedi questo Stato, coi nostri sacrifici quotidiani. 
Invece questa maniera immorale di fare propaganda a cui ormai ci siamo assuefatti - che fino a poco tempo fa poteva essere solo anonima e sotterranea e ora è addirittura sbandierata con vanto da alte cariche dello Stato grazie all'autodivulgazione sui social networks - sta dettando sempre di più le regole della comunicazione civile. "Civile" per modo di dire, ovviamente.
Ma allora qual'è la realtà in questa vicenda? 
È realtà che quel muro è proprietà della Regione Lazio, è realtà che è stato dato in concessione ad ATAC, è realtà che quei 50.000 € erano destinati agli istituti scolastici per la realizzazione dell’intera operazione didattico-culturale e sociale e che sono di un bando del MIUR legittimamente vinto dalle scuole, ed è realtà che di questi soldi solo 3.000 euro sono stati investiti per questo murale. Infine, è reale pure che il Municipio X ha concesso soltanto il Patrocinio all'intero progetto e l'occupazione del suolo pubblico per parcheggiare la piattaforma elevatrice durante i lavori al murale, senza aver versato assolutamente alcun contributo.
Dunque la realtà è ben lontana dalle fake news divulgate. 
Comunque, per quanto possano amareggiare, quelle falsità diffuse dall'esponente di Casapound sui social network potremmo contestualizzarle e ritenerle prevedibili: la lotta alla mafia non è mai stata una priorità di chi inneggia alla razza pura e di chi considera molto più urgente combattere i matrimoni tra gay o altri diritti civili, piuttosto che la criminalità organizzata o altri problemi drammaticamente concreti e dannosi che stanno aumentando a dismisura e conducendoci in una deriva senza ritorno. Cosa Nostra è della razza nostra, e lo sa bene tutto il mondo, e a sue spese. E anche il senso di legalità non mi risulta essere l'argomento prioritario di quel movimento che occupa illegalmente un palazzo storico di 6 piani nel centro di Roma da 16 anni, senza alcuna necessità abitativa riscontrata, causando un danno alle casse pubbliche finora quantificato in 4 milioni e 600 mila euro. 
Un palazzo che tra l’altro - ma tu guarda l'ironia della sorte - era proprio del MIUR.
Ciò che è assai meno prevedibile in questa vicenda è che il signor Antonio Di Giovanni, consigliere 5 Stelle al Municipio X, abbia fiancheggiato la posizione di Casapound definendo il murale in corso «il simulacro della Sinistra del territorio», e chiedendo di cancellarlo immediatamente, aggiungendo: «questa Amministrazione sta incentivando la Street Art come forma di rivalutazione del decoro urbano, ma non svolgerà il ruolo di sponda a certi nostalgici di partiti di qualunque tipo, che cercano di appropriarsi di grandi temi che, al contrario, non sono appannaggio di nessuno, se non della collettività».
E invece, ma tu guarda, il signor Di Giovanni ha fatto proprio in modo che l'Amministrazione abbia svolto il ruolo di sponda ai nostalgici del fascismo, e a quel tipo di appropriazione ideologica del territorio.
Da quel momento si è messa in moto la macchina del fango mediatica per demolire quel murale - anzi per sfruttarlo come occasione di propaganda elettorale - che ha travolto tutti, studenti compresi.

Uno dei primi articoli online contro il murale

«Vergogna! Con tutti i problemi di Roma ecco dove finiscono i nostri soldi», «Fondi pubblici su spazio pubblico per celebrare non si sa bene chi e cosa», «Se pensavate di fare il bello ed il cattivo tempo, coperti da un’amministrazione grillina latitante che si fa sentire solo quando è chiamata direttamente in causa, avete capito proprio male. Ora quello che resta del murales è un'insipida insalata di partigiani e illustri sconosciuti da 50.000 euro»... eccetera, eccetera, eccetera...

Ma qual'era l'obiettivo di tanto livore nei confronti di un dipinto, frutto oltretutto di un percorso condiviso tra scuole e associazioni del luogo? 
Apparentemente quello di eliminare qualche persona da quel muro, cioè i volti di soggetti ritenuti pensatori troppo di sinistra, come ad esempio quelli degli artisti storici di Ostia Giorgio Jorio e Mario Rosati - quest'ultimo autore del monumento dedicato a Pier Paolo Pasolini all'idroscalo - o della giornalista Federica Angeli, malvista (oltre che da Casapound) dai clan mafiosi di Ostia che lei ha denunciato con le sue inchieste, che vive sotto scorta da 6 anni a causa delle minacce subite.
Insomma, persone che - viste le premesse - gli studenti e le associazioni di Ostia avevano scelto e suggerito come simboli per il LORO murale contro le mafie. Sicuramente ognuno di quei volti-simbolo è una scelta opinabile, così come lo sono molte decisioni legate all'arte urbana ma, visto che il momento della discussione si era concluso da settimane negli incontri effettuati sia nelle scuole che in un luogo pubblico aperto a tutta la cittadinanza come il Teatro del Lido di Ostia, per contestarle si sarebbe dovuto agire in maniera democratica, ovvero presentando una richiesta di convocazione della Commissione di Vigilanza del Municipio, e non certo agendo così come si è agito.
Ma allora se lo strumento democratico per opporsi a un'opera d'Arte Pubblica esiste, perché comportarsi in questo modo?
Perché la cancellazione dei volti non era l'obiettivo, ma il risultato che i due consiglieri municipali si aspettavano. Un risultato che avrebbe coronato con la vittoria il vero obiettivo. 
E qual'era allora questo obiettivo?
Ragioniamo: su quel muro Casapound attaccava abitualmente manifesti di propaganda politica abusivi, è dunque comprensibile che lo percepisca - benché illecitamente e senza diritto riconosciutogli (finora) - come un po’ suo, e che dunque pretenda di decidere chi può e chi non può usarlo.
Il vero obiettivo perciò - che hanno avvertito sulla propria pelle come una mortificazione gli studenti, i loro docenti, i loro genitori, a.DNA, le associazioni di Ostia e i cittadini che avevano partecipato agli incontri - era dunque quello di mandare un chiaro messaggio intimidatorio a loro e alla cittadinanza tutta: questo muro non è vostro e voi non potete decidere nulla. Questo muro è nostro.
Lasciatevelo dire da chi l'Arte Urbana la fa da molti anni: si tratta del tipico messaggio che chi pretende di esercitare il potere di controllo su un territorio invia a chi si azzarda ad intervenire 'nella sua zona' di testa propria.
E tale obiettivo intimidatorio è stato prima legittimato e poi perfettamente raggiunto quando a questo punto della storia è subentrata l'autorità ufficiale del Municipio X a richiedere all'associazione a.DNA di cancellare quei volti, con la motivazione che non erano gli stessi presenti nel progetto iniziale, quello da loro approvato.
Certo che non lo erano: Borsellino, Falcone, Impastato e Siani li abbiamo già visti negli stencil realizzati dagli studenti, in una fase intermedia del lavoro. Per il murale finale studenti, associazioni e cittadinanza avrebbero scelto volti-esempio della lotta alla mafia locale e quotidiana e questo l'associazione a.DNA lo aveva spiegato chiaramente in quel progetto.
La 'soluzione' del Municipio per porre fine alle polemiche a quel punto è stata quella di proporre la cancellazione dei volti dei personaggi ancora in vita.
Il nuovo messaggio è diventato dunque: la mafia si combatte solo da morti.
Ma egregia Presidente Di Pillo, e gentili amministratori tutti del Municipio X, questa vicenda l’avete gestita con imperdonabile superficialità, proprio come se quegli altri cittadini - cioè gli studenti, i docenti, ecc... - non fossero stati anch’essi cittadini. Avete meditato su chi merita il rispetto e l'attenzione che si dovrebbero ad ogni cittadino? Li merita solo chi se li prende di prepotenza, prevaricando gli altri, intimidendoli - forte anche delle proprie note azioni regresse (vedesi ad esempio questo link o questo link)- o li dovrebbe ricevere ogni cittadino, soprattutto chi è in prevalenza numerica, come stabilito dal principio di maggioranza che regola le decisioni collettive nelle democrazie?


Un servizio di Canale 10 coi volti cancellati dal murale

 
Un post dell'esponente di Casapound

Nel frattempo c'è stata l'apoteosi di articoli sulla stampa nazionale, raccolte firme online, altre strumentalizzazioni di comodo un po' a destra e un po' a centrosinistra, e ognuno ha tirato acqua al proprio mulino.

Qualche giorno fa, sotto i colpi provenienti ormai da più direzioni, la Presidente del Municipio X ha promesso che farà realizzare a spese del Municipio X un nuovo murale coi volti cancellati. Forse per mettere un punto a questa triste storia, esausta anche lei di tutta la strumentalizzazione politica che lei stessa ha scatenato attorno al murale, ha optato per una chiusura surreale a una vicenda ridicola. Chissà.

Ma io vorrei fare ora un ultima riflessione su questo fatto numero 2, se avete ancora la pazienza di seguirmi. Una riflessione a mio avviso abbastanza seria: istigare pubblicamente all'odio contro l’operato di ragazzi di alcuni licei mentre questi stanno seguendo un progetto scolastico in strada - dunque facilmente esposti agli attacchi di qualsiasi squilibrato - deve essere sembrato ai due consiglieri municipali una buona occasione di propaganda elettorale, sia personale che per il proprio schieramento. È invece da ritenersi un comportamento profondamente immorale, e so bene di cosa parlo perché di attacchi mentre dipingevo opere d’Arte Pubblica in strada io ne ho subiti e vi garantisco che è l’ultima cosa che voste capitasse ai vostri figli, quella di trovarsi a temere aggressioni violente mentre sono in strada.
Infatti quello che questa società civile dovrebbe pretendere - non solo dai due consiglieri ma da tutti coloro che hanno alzato i toni, negli articoli come nei post e nei commenti sui social network - è che si domandi umilmente scusa a quei giovani studenti per la situazione di pericolo alla quale quelle irresponsabili esternazioni li hanno esposti. 
Pur di inasprire le polemiche tra noi non siamo più in grado di proteggere i nostri giovani, malgrado proteggerli sia il nostro compito naturale di adulti? 
Allora - visto quanto sappiamo essere molto più immaturi di loro nei comportamenti e atteggiamenti pubblici - è giunto il momento di chiedergli scusa. E chiedere scusa a loro potrebbe essere un minimo tentativo di rifondare prima o poi un dibattito politico e sociale civile e costruttivo in questo Paese, ripartendo proprio dai giovani.
Chiediamogli scusa a questi studenti - oltre che per i toni delle polemiche e per averli esposti a potenziali pericoli, e alla peggiore gogna pubblica - anche per l’umiliazione che loro e altri cittadini hanno dovuto subire da parte dei due consiglieri, degli organi di stampa, degli haters e infine anche del Municipio X, quindi di una delle autorità che ci rappresentano. 
Il progetto globale coinvolge 10 scuole, ovvero 36 classi, 32 docenti e un migliaio di studenti, tra cui quelli che hanno lavorato sull’ideazione di questo murale in particolare, ed è realizzato coi soldi di un bando del MIUR, quindi indirizzati a iniziative che devono coinvolgere gli studenti e renderli protagonisti. Sono soldi nostri che lo Stato ha dedicato a loro, e invece un manipolo di adulti si è preso la briga di voler decidere chi può o non può essere dipinto nella loro opera di Arte Urbana, calpestando così pubblicamente il paziente lavoro di mesi di un nutrito gruppo di persone che era arrivato a quelle scelte.
Si è parlato di censura, ma la censura mira a penalizzare opere contenenti offese al pubblico pudore, alla morale o alla persona, messaggi pubblicitari, scene di violenza, messaggi politici espliciti, che esprimono magari intolleranza o offensivi nei confronti di religioni, etnie e minoranze varie. Questa è peggio di una censura, è un esercizio di controllo del territorio: è arrogarsi l'autorità di decidere chi può e chi non può agire su un'area della città e quali idee o simboli può o non può esprimere. 
E quando i temi che si vanno a toccare o i soggetti che si trattano infastidiscono qualche potere forte, piuttosto che rischiare di fargli uno sgarbo celebrandone i nemici, è sempre molto più facile omaggiare i morti. 
Ringraziandoli così pubblicamente di essere morti, e onorando così implicitamente chi li ha uccisi.

Ora vi chiederete perché io vi abbia raccontato in apertura la prima vicenda - quella del mercato vandalizzato al Quarto Miglio.
L’ho fatto perché ritengo che quella «massa di vigliacchi senza spina dorsale» abbia fatto un gran bene a sfondare tutto. 
Pensateci un attimo: hanno coerentemente seguito l’esempio che gli stiamo dando ogni giorno noi adulti da troppi anni ormai, con le nostre liti dai toni sempre più violenti e volgari, con il nostro odio e la nostra intolleranza crescenti, con la nostra mancanza di etica, che ci spinge addirittura - come in questo caso - ad esporli al pubblico disprezzo e a gravi rischi, pur di soddisfare i nostri più biechi fini propagandistici e il nostro tornaconto individuale.  
Questo fatto di Ostia è una dimostrazione palese di come i cosiddetti 'nemici' che ieri erano i "terroni" e oggi i neri, gli extracomunitari, i gay o i "diversi" in genere, domani possono diventare i nostri stessi figli, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.
Se il percorso che 1000 giovani studenti hanno intrapreso assieme verso il rispetto della legalità e se la scelta dei simboli che hanno individuato per raccontare questo loro importante percorso ai propri concittadini attraverso l’arte viene calpestato platealmente con sprezzo per questioni ideologiche e di controllo del territorio - senza nemmeno un vero confronto pubblico se non una squallida gogna mediatica - cosa possono fare questi giovani se non risponderci sfondando tutto ciò che noi costruiamo e che riteniamo tanto importante? 

Il futuro lo stiamo costruendo molto male, dando sempre più voce e ragione a chi vuole farci combattere una brutta guerra contro la fratellanza tra persone, contro i diritti civili duramente conquistati in decenni di sacrifici e contro la dignità umana, contro l'amore e l'amicizia e contro la libertà di ognuno di noi.
Se è solo questo baratro ciò che sappiamo costruire allora aspettiamoci il peggio. 
Perché quelle "baby gang" cresceranno, mentre noi adulti prepotenti e cattivi invecchieremo. E lo faremo sotto i loro sguardi.

(Brano suggerito come colonna sonora nella lettura del pezzo: "Diventa demente", Skiantos: https://www.youtube.com/watch?v=K3yz2KTfL6Y":

9 maggio 2019

Fare arte è fare politica, sempre e comunque.

Fare arte è fare politica, sempre e comunque. 
E se quell’arte è in strada il potenziale politico dell’opera diventa folgorante. 

Con il progetto di arte pubblica GRAArt siamo andati a recuperare il senso di storie e miti identitari della nostra tradizione restituendoli in chiave artistica contemporanea ai rispettivi territori. 

Abbiamo dimostrato così che la nostra vera identità è legata all'intera umanità che ci ha preceduto e ha viaggiato nei millenni da un Continente all'altro mescolando usi e costumi di popoli diversi, e non solo a quelle zolle di terra in cui viviamo, che spolpiamo fino all'esaurimento e che definiamo "nostre".

Ecco un estratto dal documentario "Questo insensato desiderio di luce" che racconta com'è nato il mio murale "Enea, Anchise, e..." a Roma e che mostra come il mito di un'antica e lontana discendenza fosse ritenuto dai romani più dignitoso ed importante di una realtà storica vincolata al territorio di origine.


2 maggio 2019

Make Italy great again

“STOP ILLEGAL IMMIGRATION MAKE ITALY GREAT AGAIN”.
Qualcuno l’ha scritto ieri notte sul mio mural “Enea, Anchise e...”, dipinto un paio di anni fa a Roma, in zona Torrino Mezzocamino, in cui ho reinterpretato il mito di Enea, eletto dai romani come padre fondatore, antenato di Romolo e Remo. Ho dipinto quel mural proprio là perché il quartiere guarda nella direzione dell’antica Lavinium, dove il mito racconta sia approdato Enea in fuga da Troia in fiamme, l’ho dipinto per il progetto GRAArt, da me ideato per M.U.Ro - Museo Urban di Roma con la consulenza storica della scrittrice Ilaria Beltramme.

L'opera "Enea, Anchise e..." nel quartiere Mezzocammino a Roma, qui vandalizzata

Il vandalo ha cancellato gli occhi al padre di Enea, Anchise - l’uomo vecchio a terra che rappresenta il passato - e gli occhi della bambina, che rappresenta il futuro. 

Cosa fare ora? In casi come questo c’è chi si arrabbia e si sfoga su Facebook, chi si rassegna a perdere opere dipinte in strada poiché ovvie prede di chiunque, e poi c’è chi si organizza per ripristinare il murale perché come cittadino sa che è un bene prezioso di sua proprietà e per questo ci tiene a conservarlo. Potremmo restare a guardare cosa accadrà, se quella scritta non ci ponesse una questione che va ben oltre il dibattito sulla conservazione di Street Art, murales & co. 


Quella scritta oltre ad essere uno sputo sul quartiere e su ciò che io ho cercato di fare di bello per chi ci vive, è anche uno schiaffo al significato dell’opera stessa, dunque una risposta a me che mi sono permesso di avvicinare idealmente il profugo Enea a un immigrato arrivato in Italia anche lui dal mare ma con un barcone della speranza.  Bene, e allora chiunque tu sia che hai chiuso gli occhi a mio padre e a mia figlia (loro sono i modelli del dipinto...) sappi che non è così che li chiudi a me o che impedisci ad altri uomini liberi come me di guardare il mondo senza paure né pregiudizi. 

Vatti a studiare il mito di Enea, così da comprendere che con questo gesto non offendi me o la mia opera, ma stai offendendo la storia di Roma e dei romani, proprio come hanno fatto per decenni quel politicante a cui evidentemente ti ispiri e il suo partito, finché non si è trattato di venire a mangiarsela anche loro Roma. Allora hanno cambiato nemico tirando fuori le favole dell’immigrazione illegale e della grande Italia. Non vi fate trascinare in queste paure, l’immigrazione non può essere illegale perché sia la Costituzione Italiana che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sanciscono la libertà di espatrio, e poi se la grande Italia a cui si riferiscono questi deliri è quella del fascismo e delle sue spaventose camicie nere, sappi mio caro vandalo che anche tu hai quel diritto di espatriare in un regime dittatoriale se questa democrazia che la Costituzione ancora ci garantisce ti da’ tanto fastidio. 
Questa stessa democrazia che ti permette di scrivere sui muri e sulle opere d’arte senza mandarti al patibolo effettivamente concede tanti diritti che vengono usati spesso inutilmente...

Al MURo Festival l’11, il 18 e il 19 maggio al MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma parleremo anche di tutto questo, se venite sabato 11 maggio vedrete il documentario che racconta la nascita e i significati proprio di questo mural, mentre domenica 9 giugno il Festival si espande con una data Off-Topic dove l’argomento non sarà Street Arte e Arte Pubblica stavolta ma proprio le migrazioni e il diritto di espatrio. Quel giorno saremo noi artisti a fare le domande a chi se ne intende di questi temi, per capirci tutti qualcosa in più. 


Grazie caro vandalo dunque, per averci ispirato questo incontro del 9 giugno.
Per un artista tutto può essere fonte d’ispirazione.

17 aprile 2018

Gli eroi sempre giovani e belli

Quest’uomo che ho dipinto a Roma e che vedete in foto al mio fianco era un Eroe:

 
Particolare del murale a Roma in via Decio Mure nel quartiere Quadraro dedicato a Sisto Quaranta e alla deportazione nazifascista del Quadraro del 17 aprile 1944

 
Sisto Quaranta e Diavù nel 2013

Ventenne, all’alba del 17 aprile di 74 anni fa, fu svegliato dai soldati nazisti e strappato via dalla sua famiglia, deportato in un campo di concentramento prima a Fossoli e poi in Germania assieme ad altri 946 uomini e ragazzi del suo quartiere, il Quadraro a Roma.
Lui, che fu uno dei fortunati che riuscì a tornare, si chiamava Sisto Quaranta.

Sisto si è battuto con tenacia per far conoscere e ricordare la deportazione nazifascista del 17 aprile 1944 ed è scomparso 6 mesi fa.

Ho avuto il grande onore di conoscerlo, di ascoltare la sua storia e di raccontargli come avremmo conservato quelle preziose memorie assieme ad altre tramite i murales del progetto MURo (Museo Urban di Roma).
A lui piacevano. 
E oggi anche lui è tra loro.


 Altre immagini dell'opera