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3 marzo 2022

Il parco di Acqua

Ognuno di noi per 2/3 è fatto di Acqua. Se quest’acqua è sporca, inquinata, contaminata, ci ammaliamo e moriamo. Ma anche la Terra per 2/3 è composta d’acqua, perciò nel mio progetto ARIA il personaggio di Acqua non può essere certo meno importante degli altri. E per questo le ho voluto dedicare tutte le opere di questo grande giardino che è a Roma, in zona Colli Aniene.
In fondo qualche foto dei murales, ma prima condivido con voi alcune pagine dal mio taccuino/sketchbook in cui potete trovare qualcosa in più di tutto questo progetto (se avete la pazienza di decodificare scritti e disegni):
 


 
 
 

 

E queste sono le opere, che sono nel giardino di Piazzale Camillo Loriedo (angolo viale Bardanzelli / viale Franceschini), a Roma:


 

 

 

 

 

Nelle pagine qua sopra del mio taccuino c'è abbozzata qualche persona tra quelle coinvolte, che qui ringrazio: la stupenda modella, mia nipote Martina (aka Acqua), Federico Bado Finotti che l’ha fotografata già quasi dipinta, le mie impavide assistenti Benedetta Matteucci e Chiara Orillo, l’atletico videomaker Marco Gargiullo, e poi Cinzia per i caffè e il dolce fatto (benissimo) in casa, Luciano per la compagnia (Lucià,e speriamo che il tuo amico Armando mi perdonerà un giorno per aver dipinto sopra la poetica scritta “viva la figa e chi la castiga”!), e come sempre Gruppo Ivas per le vernici gajarde e toste. Un grazie anche ar Calcutta, anche se non ha fatto altro che tirarci maledizioni, tiè.

28 settembre 2018

Il Grifo dall'Oriente e il Leone dall'Africa

"Il Grifo e il Leone".
Due murales a Ponte San Giovanni (Perugia), settembre 2018

Perugia: dal Palazzo Dei Priori il Grifo e il Leone sono scesi a valle.
Fusione tra leone e aquila il grifo è un animale immaginario che nasce in Oriente, le cui prime raffigurazioni sono apparse in Siria nel 4.000 a.C. 
Fa un lungo viaggio attraverso Mesopotamia, Anatolia, civiltà micenea, minoica e mondo greco dove assume grande popolarità accompagnata da un’importante letteratura che è arrivata fino a noi e ce lo ritroviamo nella civiltà etrusca, nel periodo orientalizzante.
Ed è così che è giunto a Perugia, dove è diventato simbolo della città fin dal Medioevo.
Ho dipinto all'uscita della E45 di Ponte San Giovanni (PG), su 40 metri di muro, una mia versione del grifo presente a Palazzo Dei Priori, una delle due sculture bronzee in apparenza in stile etrusco ma realizzate in realtà nel 1274 da Arnolfo di Cambio, che dal 1301 sono rimaste sopra il portale nord di palazzo da dove sono state rimosse nel 1966 per lavori di sistemazione della facciata. Dal 1985 sono all’interno della sede del Comune di Perugia, mentre all'esterno sono state posizionate due copie.  

l Leone è l’altra scultura bronzea di Arnolfo Di Cambio che ho voluto omaggiare con quest’opera. Anche il re della savana, che in passato qui rappresentava la Signoria, viene da molto lontano, dall’Africa. Come il Grifo dall’Asia. Eppure sono due simboli identitari della città umbra. 

Quanto sono universali dunque quelle che chiamiamo le ‘nostre’ tradizioni?   

27 marzo 2018

Vestali e barbari

"Ego Te Victima, Capio".
Murale, via di Boccea (sotto al G.R.A.) Roma, marzo 2018

Se passate sotto il GRA a via di Boccea, a Roma, potreste incontrare questa mia opera. 

Sono le vestali che scappano dalla Città Eterna per il sacco dei barbari Galli del 390 a.C. portando in salvo i tre preziosi tesori di cui erano custodi: il fuoco sacro, la statua di Atena Palladio e la pianta di loto crinito (più info su www.GRAArt.it).
L'ho dipinta qua perché più di 2300 anni fa è proprio da queste parti che passarono le vestali, scappando verso Caere (oggi Cerveteri).

Ma il fuoco sacro qui dipinto è la Terra
della nostra epoca, ridotta in fiamme, la statua è ormai in pezzi e i barbari è fin troppo evidente dunque che siamo noi. 

Le modelle sono la mia compagna Serena e le nostre figlie Sofia e Linda, che si sono prestate per questa mia ennesima tortura, pur sapendo che le avrei imbruttite con sguardi cupi e di rimprovero. 


Passando da quelle parti farete caso al fatto che qualcuno ha scritto più volte sopra il murale in spray argento “Stik”, firmando a suo modo il muro e intestandosi in questa maniera la proprietà di quello spazio. Ecco, non avrebbe potuto esaltare meglio il senso della mia opera: è esattamente quell'istinto di appropriarci della bellezza comune che noi non saremmo mai capaci di creare, e di far propri i beni di tutti sfruttandoli a nostro comodo e piacere a discapito della comunità, che ci ha condotti a ridurre la nostra Terra in fiamme.

Grazie Stik, all'opera mancava proprio l'immagine e il concetto del barbaro. Ora è completa :)

16 novembre 2017

La Natura che guarda il mondo

"La Natura che guarda il mondo"
Murale, Vitulano (BN) ottobre 2017.
L'Arte può restituire alle persone lo sguardo della ‘loro’ montagna laddove l'uomo lo ha coperto con un muro grigio.

28 giugno 2017

Mi'ka'El?



"Mi'ka'El?".
Murale. Castelsardo (Sardegna, Italia) giugno 2017.

"Mi'ka'El?" è la domanda che il Principe dei cieli Michele Arcangelo grida a Lucifero mentre lo schiaccia e lo trafigge con la spada. E significa "Chi è come Dio?".
L'arcangelo che ho dipinto a Castelsardo - in omaggio a un'opera del Maestro di Castesardo di fine 1400, ma dal volto ellenistico ispirato alla scultura bronzea dello Spinario (realizzata tra il III e il I secolo a.C.) - pare lo stia chiedendo alle creature del pianeta grigio e nero sul quale si innalza, e dal quale non un unico Lucifero ma tante piccole serpi si ergono meschine e feroci tra le sue gambe. 
Non è un'opera religiosa, ma l'immagine di un umano tra gli umani che sa dominare ciò che lo sfida. 
Anche, e soprattutto, se le serpi che lo sfidano le ha dentro di sé. 

30 marzo 2017

Questo insensato desiderio di luce

"Enea, Anchise, e..."
Murale. Viale Luigi Guglielmi (sotto il G.R.A.), Roma. Marzo 2017.

«(...) Tre figure si stagliano su uno sfondo rosso sangue: due uomini e una ragazzina. È un trio che appartiene al mito più prezioso della città, rappresentato innumerevoli volte dagli artisti di tutte le epoche (Raffaello e Bernini fra tutti). In questo caso però, la fuga di Enea da Troia in fiamme “avviene” sulla spiaggia dell’antica Lavinium, all’approdo, come in un’istantanea capace di contenere l’idea di passato, presente e futuro in un’unica immagine simbolica.
E infatti, non per nulla, quest’opera cita anche un altro stilema, quello delle rappresentazioni delle tre età dell’uomo. Anchise, l’uomo anziano sulla destra, il passato, benedicente anche se tragico; Enea, profugo arcaico e fondatore, il presente, al centro; e a sinistra, Ascanio Iulo, padre della dinastia che condusse Romolo e Remo sulle sponde del Tevere, il futuro. Ma qui il futuro è inteso di una diversa qualità. Una qualità femminile, che forse rimanda a Lavinia, la principessa latina che fu, di fatto, la ragione per cui Enea si fermò sulle coste del Tirreno. L’amore che diede vita al sangue di Roma. (...)».

Ringrazio di cuore la scrittrice Ilaria Beltramme per queste generosissime parole (e per tutte le altre che potete leggere QUI su GRAArt.it)


28 giugno 2016

La Diavolessa di Matera

"L'inferno sono gli altri" (Jean Paul Sartre).
Chi è il Diavolo? 
Il diverso, il non voluto. Colui che semina il dubbio tra le nostre certezze e ci costringe ad ammettere che il male può essere in noi e per queste ragioni va eliminato, per permetterci di continuare a fingere ipocritamente di essere sempre nel giusto.
Nel film "Il Demonio" al quale mi sono in parte ispirato per il mio ultimo murale a Matera, il Diavolo è donna, e si manifesta nella bellezza colpevole di Dalhia Lavi. 
Nella pellicola di Brunello Rondi, girata a Matera nel 1963, l'attrice israeliana interpreta Purificata, una ragazza condannata già dal nome dalla famiglia e dall'intera società a vivere in un perenne Medioevo, circondata da superstizione, ignoranza, violenza, riti contadini pagani e feticci di santi ovunque. Lei è la femmina colpevole di non sottostare alla regola sociale maschilista di mettere in scena la condizione inferiore e funzionale della donna. Le altre allattano infanti, lavano, cuciono e piegano i vestiti di padri e mariti loro padroni, parlano di Dio, cerimonie, figli e corredi. I loro corpi sono nascosti, anzi offesi, dai vestiti neri e le loro chiome costrette nei fazzoletti tutti uguali. 
Purificata invece è bellissima, è carnale, libera, le piace fare l'amore, ma è innamorata di Antonio e non vede altri che lui. Ma Antonio - promesso a un'altra - le resiste e l'accusa di essere diversa, di essere una bestia. Lei - folle di amore e desiderio (ricorda per certi versi la Kerima de "La Lupa" di Alberto Lattuada, film girato anch'esso a Matera, nel 1952) - lo vuole tutto per sé fino a spingersi a fargli dei malefici macabri quanto ingenui. Gli fa bere il suo sangue, spinge una mandria di pecore verso la chiesa per rovinargli il matrimonio, gli tira un gatto morto sull'uscio di casa. 
Gli uomini - unici depositari di quei santi e di quei simboli che Purificata detesta - approfittano della sua condizione di esclusa e mentre in privato la desiderano e la stuprano, in pubblico la rifuggono, la picchiano, la esorcizzano, la segregano, facendo peggiorare la sua condizione, fino a spingerla verso la pazzia. 
Fino infine ad ucciderla, in nome di Cristo, dopo averla posseduta.

Questa era la Matera rurale e superstiziosa che raccontava Rondi, non diversa da quella di Rosi e del "Cristo si è fermato ad Eboli" di Carlo Levi.
Ma la Matera di oggi è tutta un'altra storia, è una città meravigliosa depositaria di un patrimonio mondiale dell'UNESCO, i Sassi, è visitata da cittadini di tutto il mondo e tra tre anni sarà Capitale Europea della Cultura. La Matera contemporanea e senza pregiudizi in questi giorni mi ha fatto conoscere alcune delle sue donne straordinarie, simpatiche, forti e libere. Nuovi amici e nuove amiche che non smetto di ringraziare.
Per questo Purificata è tornata a Matera assieme a me, nelle vesti di una Diavolessa, una pin up birichina che oggi non deve temere più nulla. Ha un sorriso ironico, una folta chioma bruna e un corpo dalle proporzioni ispirate alle statue della Magna Grecia, che qui in Basilicata vantava sei città. Ed è uscita nuda da quegli Inferi in cui era stata rigettata, come quando si nasce appunto, nuda come tanti capolavori destinati agli spazi pubblici del passato, affreschi o statue che fossero.
Ora questo simbolo di libertà al femminile è di nuovo tra voi amici di Matera, e se qualche iconoclasta tenterà di additarla come bestia immonda e di farla scomparire dovrebbe sapersi difendere da sola la ragazza. Non dimenticate poi che la Street Art è arte di tutti i cittadini, per questo le reazioni che è in grado di provocare sono comunque utili al confronto democratico e alla crescita intellettuale. 
Staremo a vedere.
"Le streghe sono esistite finché non abbiamo smesso di bruciarle" (Voltaire).













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