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7 agosto 2025

Lettera a Liliana Segre

Gent.ma Senatrice Segre,  

questo mio murale che lei ha visitato di persona nel 2020 la ritrae bambina in braccio a suo papà Alberto, morto ad Auschwitz nel 1944, così come entrambi i suoi nonni, mesi dopo essere stato arrestato e bruscamente separato da lei. Solo perché ebrei. È un dipinto che ho dedicato a una sua tragedia personale, che in quest'immagine vorrei si facesse universale, una tragedia di cui provo immenso rispetto. Le confesso che però da tempo mi inquieta il solo pensiero di averlo dipinto, e imputo questo mio disagio alla stampa, che impone le opinioni di una vittima e testimone di un orrore su di un altro orrore della Storia che stiamo vedendo accadere ora, ogni giorno sotto i nostri occhi. È un orrore che non la riguarda direttamente eppure si chiede continuamente a lei di spiegarcelo, come se chi ha subìto un orrore della Storia detenesse il diritto di condannare o assolvere tutti gli altri. Ma chiediamo mai a chi ha subìto una strage in passato di spiegarci se le vittime di stragi oggi si possono definire tali o no? No, perché sarebbe delirante e terribile. La nostra civiltà ha sviluppato metodi oggettivamente più efficaci e concreti per accertare i crimini, anche quelli storici. Però lo facciamo con il genocidio del popolo palestinese, e lo facciamo crudelmente con lei signora Segre. Crudelmente - perché ciò che lei ha vissuto difficilmente concede il lusso di un punto di vista oggettivo - le chiediamo come dobbiamo o non dobbiamo chiamare tutto ciò, e le chiediamo di lavare le nostre coscienze. E lei - in buona fede voglio credere - pazientemente le lava, esortandoci a non chiamarlo con quella brutta parola per non strumentalizzarla contro gli ebrei, per non offendere le vittime dell’Olocausto, per non privare il suo popolo del proprio legittimo dolore. 

Senatrice Segre, lei - importante esponente del popolo ebraico e simbolo vivente dell’Olocausto - sa benissimo che le sue dichiarazioni cadono come macigni nel dibattito pubblico italiano e avrà notato che incoraggiano anche esponenti della Lega a sentirsi legittimati a proporre una legge anticostituzionale che equipara ogni dissenso nei confronti del governo israeliano all’antisemitismo, rendendo un legittimo diritto sancito dalla nostra Costituzione di fatto un crimine. Una proposta che, trasformata in legge, priverà anche ogni ebreo del diritto di parola e di opinione, perché anche un ebreo che si esprimerà contro il governo israeliano potrà essere accusato di essere antisemita. Le sue stesse dichiarazioni contro i metodi del governo Netanyhau potranno essere, per assurdo, usate contro di lei. 

Io credo alla sua buona fede e mi sforzo di comprendere quanto terribile possa essere la sua angoscia nel vedere un ritorno dell'odio antisemita in Europa e nel mondo, ma credo anche che una persona com'è lei non possa non accorgersi che - se mettiamo da parte gli odiatori seriali e i nostalgici del nazifascismo - sono proprio le intollerabili atrocità del governo israeliano e le violente e ingiustificabili reazioni dei governi occidentali alle legittime proteste dei propri cittadini a far crescere nelle menti più fragili questa confusione di emozioni nei confronti del popolo ebraico oggi. Per questo credo anche che ogni ebreo che ha a cuore la storia del suo popolo dovrebbe prendere subito apertamente le distanze dalle azioni del governo di Israele e condannare questo genocidio, chiedendo alla Corte penale internazionale e ai propri Stati di fermare e punire le persone che lo stanno commettendo, così come stabilito dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948.

Le leggi razziali fasciste del 1938 si sono promulgate anche grazie alle parole di intellettuali e scienziati esaltati dalla propaganda per le proprie dichiarazioni sulla superiorità di una razza su un’altra, di un popolo su un altro, e questo lei lo ha pagato sulla propria pelle. Per questo gentilissima Senatrice Segre quando parla e scrive ricordi che purtroppo è anche attraverso le sue parole che a tutti noi stanno imponendo il silenzio.

Con profondo rispetto e altrettanta tristezza,

David Diavù Vecchiato 

 
In foto: David Diavù Vecchiato, "Ricorda. Il futuro nella memoria". opera muraria. Pesaro, agosto 2020.
David Diavù Vecchiato, pagine del taccuino, agosto 2025.

20 luglio 2024

23 12 2023

 “23 12 2023”, l'opera che vedete in fondo a questo post, l'ho realizzata per il progetto di poster art del SAMAR Fest (su foto originale scattata il 23 dicembre 2023 appunto dall'artista e fotografo palestinese Belal Khaled @belalkh), che si è tenuto nel paese di Saracinesco, vicino Roma.

Ma prima vedete una serie di disegni che sto buttando giù in questi mesi sul mio taccuino, mentre assisto ogni giorno e senza poter far niente di concreto, a uno ‘sterminicidio’, un ‘Gazacidio’, un ‘bimbicidio’, un ‘famicidio’, ma per assurdo anche un po’ ‘Americanicidio’ e ‘ONUcidio’.
Basta non chiamarlo “genocidio” insomma, e possiamo sentirci tutti assolti.

Per me sono criminali al pari chi sottopone delle vittime ad atroci violenze e mutilazioni con fredda determinazione e chi assiste senza turbamento e non si oppone (per questo prima dell'opera, in fondo, vedete una 'cover' da una litografia di Goya, che la pensava anche lui così).

 
 


 



 



 
 


 

Grazie a Mirko Pierri e a.DNA Collective per l'invito a esporre quest'opera.

21 giugno 2024

Non canta per me

Qui sotto alcune pagine dal mio taccuino, diario disegnato dei giorni trascorsi a Frontignan e dintorni, nel sud della Francia, a dipingere un nuovo murale:
 
 
 

 


 
 

 


“Se canto” è la mia ultima opera muraria, si trova appunto nel centro di Frontignan, ed è dedicata all'antica Occitania.
L’Occitania medievale non era uno Stato con dei confini politici, ma un’area “storico-geografica” oggi inclusa in diversi Stati, con un unico popolo, di religioni diverse e con una lingua in comune, l’antico occitano provenzale divenuto poi la lingua d'òc.
Una nazione senza Stati dunque, con una popolazione di cui facevano parte sia i francesi di quest’area meridionale nella quale io ho dipinto l’opera, sia una parte di italiani, sia una di spagnoli.
Tra loro avevano il mar Mediterraneo in comune.
La civiltà occitana creò nel Medioevo una cultura raffinata che condizionò quella europea, soprattutto nella letteratura e nella musica, i Trovatori occitani influenzarono infatti la nascente lingua italiana, Dante Alighieri e la “Scuola del Dolce Stil Novo”.

Da amante della pittura medievale, in cui non nego di trovare spesso ispirazione, ho dipinto quest’opera in memoria della crociata contro gli Albigesi che in queste terre tra il 1209 e il 1229 sterminò i catari, considerati eretici dalla Chiesa cattolica, e con loro cancellò gran parte della cultura occitana di un tempo, tanto che Raphael Lemkin (l’avvocato polacco che ha coniato il termine “genocidio” nel 1944) considerò questo massacro un esempio di genocidio del passato.
Ho scelto questo tema per ricordare un esempio di identità ‘nazionale’ che va oltre i confini politici dei propri Stati e che ritengo oggi dovremmo prendere in considerazione come esempio di convivenza possibile tra umani (benché con tante differenze e qualche affinità), visto che venti di grandi guerre attraversano di nuovo l’Europa e il mondo.

Inoltre, lo stesso festival Sete Sòis Sete Luas che ha mi ha invitato a realizzare l’opera è una bellissima realtà che da decenni mescola culture diverse e invita artisti di vari Stati in altri Paesi, del Mediterraneo e non, stimolandoli a incontrarsi e a collaborare tra loro.

Il titolo del murale è "Se canto", che è un canto tradizionale degli occitani, considerato l’inno di questa civiltà senza Stati. 

 


L’opera esiste anche dipinta su legno, la vedete qui:

Grazie Marco, Maria e tutto lo staff del festival Sete Sois Sete Luas, grazie a Vincent, Émilie, alla Division Culture de la Ville de Frontignan La Peyrade e a tutti voi a Frontignan, soprattutto ai bimbi che hanno disegnato me e la mia opera, e poi a Alain e Laurie, a João, a Ivan che mi ha fatto uno squisito Nescafé italiano col cuore, a Silvye malgrado non siamo poi riusciti più a beccarci e io ho pure perso lo spettacolo di Danza&Flamenco al Theatre de la Mer di Sète, a mia figlia Sofia che è la magnifique modèle de la peinture, e infine a Chiara la nipotina di Marie, che è venuta al mondo ora e perciò questo mio murale che canta per la vita è dedicato a lei.

Qui il testo della canzone, in lingua d’òc riportata in grafia provenzale, e tradotto in italiano e in francese:

Se canto
Se canto, que cante.
Canto pas pèr iéu:
canto pèr ma mio,
qu’es au luen de iéu.
A la fount de Nimes
li a un auceloun;
touto la nue canto,
canto sa cansoun.
Dessouto ma fenèstro
li a un amendié
que fa de flour blanco
au mes de Janvié.
Aquéli mountagno,
que tant auto soun,
m’empachon de vèire
mis amour ount soun.
Auto, bèm soun auto;
mai, s’abaissaran,
e mis amoureto
vers iéu revendran.

Se canta
Se canta, canti pure.
Non canta per me:
canta per la mia amica,
che è lontana da me.
Alla fontana di Nîmes
c’è un uccelletto;
tutta la notte canta,
canta la sua canzone.
Sotto la mia finestra,
c’è un mandorlo
che fa dei fiori bianchi
nel mese di gennaio.
Quelle montagne,
che sono così alte,
mi impediscono di vedere
dove sono i miei amori.
Alte, sono ben alte;
ma si abbasseranno,
e miei amori
ritorneranno a me.

3 novembre 2022

Roma Pena Capitale, 5 novembre 2022

 Roma Pena Capitale, 5 novembre 2022 (andando a dipingere Peppe er tosto alla Galleria Alberto Sordi):


Eccolo. Lui vive qua a Piazza Barberini, in strada.
Lo vediamo tutti i giorni uscendo dalla metro, pisciato addosso, con le ciabatte sfondate e i piedi congelati, puzzolente, senza-un-tetto. 
Quindi senza indirizzo, senza un'identità, senza un diritto.
Ci ha consegnato il suo destino tra le mani, le nostre, quelle di NOI brava gente, NOI civili, ma NOI non sappiamo che farcene. E lo rigettiamo, come qualcosa di schifoso. 
Ci fa schifo, lui e il suo destino a NOI che invece siamo così capaci di prenderci le NOSTRE responsabilità, a rispettare i NOSTRI doveri, a difendere i NOSTRI diritti, NOI che ci carichiamo sulle spalle la nostra identità, UNICA E SEMPRE COERENTE, la nostra sopravvivenza, le nostre colpe, i nostri desideri e la loro soddisfazione, i nostri pensieri, le nostre relazioni, il nostro gender, il nostro inconscio, la nostra sessualità, la nostra libertà, il nostro tutto...
NOI si che siamo totalmente responsabili delle nostre esistenze e DEL NOSTRO DESTINO.
INFATTI SIAMO IN TRAPPOLA.
Il controllo del tutto ai fini dell'assunzione di una responsabilità totale di noi stessi è un'UTOPIA IRREALIZZABILE e perciò diventiamo ansiosi, frustrati, egoisti, indifferenti, o - al meglio che vada - spietati.
Nelle culture arcaiche i cosiddetti 'primitivi' sapevano che non ci si fa carico della propria esistenza, e affidavano all'ALTRO la propria sorte e la circolazione delle responsabilità era una via per fare comunità e restare vivi, tutti.
LUI ci offre la sua esistenza e noi lo rifiutiamo perché siamo incapaci di offrire le nostre, a nostra volta.

3 marzo 2022

Il parco di Acqua

Ognuno di noi per 2/3 è fatto di Acqua. Se quest’acqua è sporca, inquinata, contaminata, ci ammaliamo e moriamo. Ma anche la Terra per 2/3 è composta d’acqua, perciò nel mio progetto ARIA il personaggio di Acqua non può essere certo meno importante degli altri. E per questo le ho voluto dedicare tutte le opere di questo grande giardino che è a Roma, in zona Colli Aniene.
In fondo qualche foto dei murales, ma prima condivido con voi alcune pagine dal mio taccuino/sketchbook in cui potete trovare qualcosa in più di tutto questo progetto (se avete la pazienza di decodificare scritti e disegni):
 


 
 
 

 

E queste sono le opere, che sono nel giardino di Piazzale Camillo Loriedo (angolo viale Bardanzelli / viale Franceschini), a Roma:


 

 

 

 

 

Nelle pagine qua sopra del mio taccuino c'è abbozzata qualche persona tra quelle coinvolte, che qui ringrazio: la stupenda modella, mia nipote Martina (aka Acqua), Federico Bado Finotti che l’ha fotografata già quasi dipinta, le mie impavide assistenti Benedetta Matteucci e Chiara Orillo, l’atletico videomaker Marco Gargiullo, e poi Cinzia per i caffè e il dolce fatto (benissimo) in casa, Luciano per la compagnia (Lucià,e speriamo che il tuo amico Armando mi perdonerà un giorno per aver dipinto sopra la poetica scritta “viva la figa e chi la castiga”!), e come sempre Gruppo Ivas per le vernici gajarde e toste. Un grazie anche ar Calcutta, anche se non ha fatto altro che tirarci maledizioni, tiè.