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28 settembre 2018

Il Grifo dall'Oriente e il Leone dall'Africa

"Il Grifo e il Leone".
Due murales a Ponte San Giovanni (Perugia), settembre 2018

Perugia: dal Palazzo Dei Priori il Grifo e il Leone sono scesi a valle.
Fusione tra leone e aquila il grifo è un animale immaginario che nasce in Oriente, le cui prime raffigurazioni sono apparse in Siria nel 4.000 a.C. 
Fa un lungo viaggio attraverso Mesopotamia, Anatolia, civiltà micenea, minoica e mondo greco dove assume grande popolarità accompagnata da un’importante letteratura che è arrivata fino a noi e ce lo ritroviamo nella civiltà etrusca, nel periodo orientalizzante.
Ed è così che è giunto a Perugia, dove è diventato simbolo della città fin dal Medioevo.
Ho dipinto all'uscita della E45 di Ponte San Giovanni (PG), su 40 metri di muro, una mia versione del grifo presente a Palazzo Dei Priori, una delle due sculture bronzee in apparenza in stile etrusco ma realizzate in realtà nel 1274 da Arnolfo di Cambio, che dal 1301 sono rimaste sopra il portale nord di palazzo da dove sono state rimosse nel 1966 per lavori di sistemazione della facciata. Dal 1985 sono all’interno della sede del Comune di Perugia, mentre all'esterno sono state posizionate due copie.  

l Leone è l’altra scultura bronzea di Arnolfo Di Cambio che ho voluto omaggiare con quest’opera. Anche il re della savana, che in passato qui rappresentava la Signoria, viene da molto lontano, dall’Africa. Come il Grifo dall’Asia. Eppure sono due simboli identitari della città umbra. 

Quanto sono universali dunque quelle che chiamiamo le ‘nostre’ tradizioni?   

2 luglio 2018

I nostri bambini

"Cucù... tetè"
Murale per il progetto Urban Neapolis a sostegno della Mattia Fagnoni Onlus. Piazza della Pignasecca a Napoli. Luglio 2018.


I nostri bambini muoiono in mare. 
E noi? Noi indifferenti.
I nostri bambini vengono separati dai genitori al confine e ingabbiati. 

E noi? Noi ancora indifferenti.
Se questi siamo noi mi rifiuto di essere “noi”, io sono io e preferisco essere minoranza assoluta. 


E lui è il piccolo Mattia. 
Averlo visto soffrire contro una malattia rara e crudele mi ha insegnato ad amare e ringraziare ancora di più la vita e a credere che i bambini devono essere tutelati e protetti dagli adulti, sempre.

Grazie a te Mattia, grazie grandissimo bambino.


(Per saperne di più sulla Mattia Fagnoni Onlus basta andare QUI)

23 giugno 2018

i miei 10 Murales all'Università Roma Tre


Ho appena terminato di dipingere 10 murales all'Università Roma Tre - DAMS (Dipartimento Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo) in via Ostiense 139 a Roma, ispirati al Cinema e al linguaggio cinematografico.
Questo sopra è il breve video di presentazione del progetto.

Queste le 10 opere murarie:
 

E questi sono i 10 film a cui sono ispirate: “Voyage dans la lune” (Viaggio sulla Luna) di Georges Méliès (Francia, 1902); “Ballet mécanique” di Fernand Léger (Francia, 1923); “Le Sang d’un poète” (Il sangue di un poeta) di Jean Cocteau (Francia, 1930); “Partie de campagne” (Una gita in campagna) di Jean Renoir (Francia, 1936); “The Third Man” (Il Terzo Uomo) di Carol Reed (UK, 1949); “Lo sceicco bianco” di Federico Fellini (Italia, 1952); “Sedmikrasky” (Le Margheritine) di Vĕra Chytilova (Cecoslovacchia, 1966); “Persona” di Ingmar Bergman (Svezia, 1966); "Khane-ye doust kodjast?" (Dov’è la casa del mio amico?) di Abbas Kiarostami (Iran, 1987); “Moolaade” di Ousmane Sembène (Senegal/Burkina Faso/Marocco/Tunisia/Camerun,  2004).

Pubblicherò un dì in questo blog anche il video della lezione aperta al pubblico che ho tenuto il 14 maggio 2018 all'università Roma Tre in cui, oltre a parlare dei 10 film che hanno ispirato queste opere, ho anche approfondito alcune tematiche calde che ruotano attorno al fenomeno dell'Urban Art: Arte e vandalismo, i festival di Street Art, la fantomatica "riqualificazione" e le contraddizioni che porta in sé, la temuta "gentrification" e le sue reali cause (visto che delle reali cause dei fenomeni sociali raramente si parla) e altri argomenti che non sono questioni da addetti ai lavori, come potreste erroneamente pensare, ma ci riguardano come abitanti e cittadini molto più da vicino di certi argomenti sui quali vi vedo accalorare abitualmente sui social network.

A presto dunque.
E grazie a tutti.

(Il video è di Ivan Corbucci e Chiara Chianese, le foto di Oscar Giampaoli, Rosy Ro e Nazzareno Ventura, l'ufficio stampa a cura di Cristina Polesi e Donatella Gimigliano. Grazie a GRUPPO IVAS).

27 marzo 2018

Vestali e barbari

"Ego Te Victima, Capio".
Murale, via di Boccea (sotto al G.R.A.) Roma, marzo 2018

Se passate sotto il GRA a via di Boccea, a Roma, potreste incontrare questa mia opera. 

Sono le vestali che scappano dalla Città Eterna per il sacco dei barbari Galli del 390 a.C. portando in salvo i tre preziosi tesori di cui erano custodi: il fuoco sacro, la statua di Atena Palladio e la pianta di loto crinito (più info su www.GRAArt.it).
L'ho dipinta qua perché più di 2300 anni fa è proprio da queste parti che passarono le vestali, scappando verso Caere (oggi Cerveteri).

Ma il fuoco sacro qui dipinto è la Terra
della nostra epoca, ridotta in fiamme, la statua è ormai in pezzi e i barbari è fin troppo evidente dunque che siamo noi. 

Le modelle sono la mia compagna Serena e le nostre figlie Sofia e Linda, che si sono prestate per questa mia ennesima tortura, pur sapendo che le avrei imbruttite con sguardi cupi e di rimprovero. 


Passando da quelle parti farete caso al fatto che qualcuno ha scritto più volte sopra il murale in spray argento “Stik”, firmando a suo modo il muro e intestandosi in questa maniera la proprietà di quello spazio. Ecco, non avrebbe potuto esaltare meglio il senso della mia opera: è esattamente quell'istinto di appropriarci della bellezza comune che noi non saremmo mai capaci di creare, e di far propri i beni di tutti sfruttandoli a nostro comodo e piacere a discapito della comunità, che ci ha condotti a ridurre la nostra Terra in fiamme.

Grazie Stik, all'opera mancava proprio l'immagine e il concetto del barbaro. Ora è completa :)

16 novembre 2017

La Natura che guarda il mondo

"La Natura che guarda il mondo"
Murale, Vitulano (BN) ottobre 2017.
L'Arte può restituire alle persone lo sguardo della ‘loro’ montagna laddove l'uomo lo ha coperto con un muro grigio.

13 ottobre 2017

Radici

"Roots".
 Stencil su muro. Centro per migranti minorenni non accompagnati "Inter SOS", Roma ottobre 2017.

A chi, per paura, si nasconde dietro a razzismi e intolleranze, vorrei ricordare che il mondo è uno solo, e la Terra - così come il ‘proprio’ Paese - non è cosa "sua" o dei suoi vicini di casa, ma è bensì la casa di tutte le creature viventi.  Il mondo è la casa soprattutto delle nuove generazioni, a cui noi adulti dobbiamo insegnare a piantare le proprie radici, sentendosi accolti, se non vogliamo vivere tra bambini esclusi e frustrati che diverranno - a causa solo nostra - futuri adulti arrabbiati e rancorosi. 

E a chi è vittima di queste stupide quanto crudeli intolleranze, vorrei chiedere scusa da parte del Paese dove sono nato che di intolleranti ne ha molti purtroppo, e dirgli di essere forte, e soprattutto di lasciare che i propri piccoli mettano radici in tutto il mondo, conoscendo e rispettando la cultura delle proprie origini e accogliendo nella propria visione del mondo le culture dei luoghi in cui vivono e vivranno. 


Così potranno crescere curiosi ed affamati di conoscenza, nutrendosi come quelle radici che si alimentano dalla terra in cui sono saldamente piantate.  

E che spesso sono nate da semi giunti fin là da molto, molto lontano.

28 giugno 2017

Mi'ka'El?



"Mi'ka'El?".
Murale. Castelsardo (Sardegna, Italia) giugno 2017.

"Mi'ka'El?" è la domanda che il Principe dei cieli Michele Arcangelo grida a Lucifero mentre lo schiaccia e lo trafigge con la spada. E significa "Chi è come Dio?".
L'arcangelo che ho dipinto a Castelsardo - in omaggio a un'opera del Maestro di Castesardo di fine 1400, ma dal volto ellenistico ispirato alla scultura bronzea dello Spinario (realizzata tra il III e il I secolo a.C.) - pare lo stia chiedendo alle creature del pianeta grigio e nero sul quale si innalza, e dal quale non un unico Lucifero ma tante piccole serpi si ergono meschine e feroci tra le sue gambe. 
Non è un'opera religiosa, ma l'immagine di un umano tra gli umani che sa dominare ciò che lo sfida. 
Anche, e soprattutto, se le serpi che lo sfidano le ha dentro di sé. 

30 marzo 2017

Questo insensato desiderio di luce

"Enea, Anchise, e..."
Murale. Viale Luigi Guglielmi (sotto il G.R.A.), Roma. Marzo 2017.

«(...) Tre figure si stagliano su uno sfondo rosso sangue: due uomini e una ragazzina. È un trio che appartiene al mito più prezioso della città, rappresentato innumerevoli volte dagli artisti di tutte le epoche (Raffaello e Bernini fra tutti). In questo caso però, la fuga di Enea da Troia in fiamme “avviene” sulla spiaggia dell’antica Lavinium, all’approdo, come in un’istantanea capace di contenere l’idea di passato, presente e futuro in un’unica immagine simbolica.
E infatti, non per nulla, quest’opera cita anche un altro stilema, quello delle rappresentazioni delle tre età dell’uomo. Anchise, l’uomo anziano sulla destra, il passato, benedicente anche se tragico; Enea, profugo arcaico e fondatore, il presente, al centro; e a sinistra, Ascanio Iulo, padre della dinastia che condusse Romolo e Remo sulle sponde del Tevere, il futuro. Ma qui il futuro è inteso di una diversa qualità. Una qualità femminile, che forse rimanda a Lavinia, la principessa latina che fu, di fatto, la ragione per cui Enea si fermò sulle coste del Tirreno. L’amore che diede vita al sangue di Roma. (...)».

Ringrazio di cuore la scrittrice Ilaria Beltramme per queste generosissime parole (e per tutte le altre che potete leggere QUI su GRAArt.it)


8 luglio 2015

Icarus, e i bambini liberi di sognare il viaggio

"Icarus".
Murale. Istituto Scolastico Pio La Torre, Roma luglio 2017.

SOS Scuola è un progetto no profit per innovare le scuole, per trasformarle in laboratori permanenti di creatività, per aprirle ai territori.
Quest'estate SOS Scuola ha riaperto anche l'istituto Pio La Torre di via di Torrevecchia 793 con incontri, laboratori di falegnameria, orto urbano e murales, ripulendo e ridipingendo l'istituto, creandovi all'interno il Bar dei Piccoli, la sala cinema-teatro, la Biblioteca del Viaggiatore e altro.


Io sono andato a dipingere il muro di questa nuova biblioteca dedicata al viaggio e là ho parlato con bambini e ragazzini che mi hanno aiutato a comprendere quanto tanti giovanissimi abbiamo il timore di viaggiare e di trasferirsi altrove, a causa dell'immagine che noi adulti gli stiamo lasciando del mondo in cui crescono. 
Quella cosa che si chiama ISIS che decapita e fa attentati, barconi che affondano con migliaia di persone in fuga dalle guerre e questa Europa disposta ad affamare i propri Stati membri, per questi bambini sono orrori incomprensibili, ma che dalle immagini della tv finiscono direttamente nei loro incubi notturni.
Poi, la mattina di svegliano e vanno a scuola, e crescono in aule, cortili e palestre lasciate nell'abbandono, in un degrado in cui vengono costretti a vivere, perché la cosiddetta "spending review" costringe gli Stati a spendere sempre meno nei servizi pubblici.


Di tutto questo, a modo loro, mi hanno parlato i bambini della scuola media, e di quanto sia lontana Roma, dove vanno di rado. 

Eppure Torrevecchia è Roma! 
Si riferiscono ovviamente a quanto i loro genitori li portino poco nel centro storico a visitare le bellezze di questa città, di cui molti di loro non conoscono nemmeno l'esistenza (eppure gli basterebbe decidere una meta su www.turismoroma.it/ e prendere un bus!).

Augurandomi che i libri di questa nuova biblioteca sul viaggio facciano venire a quei bambini un'irresistibile voglia di girare tutto il mondo, superando i limiti culturali di quei genitori che non li portano a vedere le tante meraviglie della città in cui vivono, ho dipinto il piccolo Icarus, che è il mio augurio a loro di un futuro in cui viaggiare, spostarsi e trasferirsi ovunque si desideri farlo sarà una libertà per tutti, senza bisogno di permessi e - soprattutto - senza paure.


Se Icarus cadrà ancora una volta, vittima del suo volo alla ricerca di libertà, dipenderà solo da noi adulti.

25 ottobre 2013

E noi a Gino lo pittamo

Ecco, lui è Gino, il barbiere cantante del Quadraro. 

Gino. Stencil su muro, Roma 2013

Gino ha iniziato la professione a fine anni 40, quando aveva sette anni, fingendo di rasare la barba a Totò che era cliente del padre, barbiere suo maestro, e se lo vieni a trovare a via dei Quintili 63/a ti mostra i suoi album fitti fitti di foto con Alberto Sordi, Monica Vitti, Giuliano Gemma, Nino Manfredi, Franco Franchi, la Carrà e mucchi di divi di Cinecittà e starlette della tv anni 70. 
E ti racconta delle mangiate con loro. 
Le sue storie ti riportano al Quadraro degli anni 50 e 60, quando via dei Quintili si chiamava via Centrale, era piena di vita e frequentata da Pasolini, la Magnani, da attori e registi di Cinecittà che qua venivano all'osteria, a trattare coi tanti artigiani che lavoravano per il cinema o a raccogliere comparse tra gli abitanti.
Ogni mattina Gino apre il locale e, se non ha tra le mani capelli e barbe, si accomoda alla tastiera a cantare le sue arie romanesche, canti d'amore e di coltello, canzoni napoletane, melodie oltralpe da chansonnier e via così, il repertorio arriva fino a Sinatra. 
Nel quartiere dove vivo aleggia tutti i giorni la sua musica. Altro che Spotify. 

Di recente mi è venuta voglia di fargli una sorpresa e, conoscendo il suo egocentrismo d'artista, ho dipinto questo ritratto sornione. 
L'ho attaccato di sera, a locale chiuso, perché la mattina dopo lo accogliesse al suo arrivo. 

Io che attacco lo stencil di Gino assieme a Ron English, Beau Stanton e mia figlia Sofia

Beh, quando Gino la mattina l'ha visto non me ne ha chiesto subito un altro?


P.S.: Questo sopra è un intervento artistico urbano non autorizzato. Considerando le condizioni disastrose - con tanto di intonaco pericolante come si vede in foto - in cui i proprietari tengono questo palazzo dove Gino ha il locale, palazzo di 5 piani costruito negli anni 60 abusivamente, in un'area che era destinata a ospitare solo case al massimo di 2 piani, ho ritenuto che Gino non meritasse quel degrado e che, per dare un po' di equilibrio all'incuria, il muro del barbiere cantante del Quadraro fosse degno di un omaggio e di un piccolo tocco di bellezza.

4 luglio 2013

Ritratti

Chiedo perdono per la lunga assenza di parole, ma mi sto soffermando a dipingere persone.
Torno presto, grazie della pazienza.