27 marzo 2018

Vestali e barbari

"Ego Te Victima, Capio".
Murale, via di Boccea (sotto al G.R.A.) Roma, marzo 2018

Se passate sotto il GRA a via di Boccea, a Roma, potreste incontrare questa mia opera. 

Sono le vestali che scappano dalla Città Eterna per il sacco dei barbari galli del 390 a.C. portando in salvo i tre preziosi tesori di cui erano custodi: il fuoco sacro, la statua di Atena Palladio e la pianta di loto crinito (più info su www.GRAArt.it).
L'ho dipinta qua perché più di 2300 anni fa è proprio da queste parti che passarono le vestali, scappando verso Caere (oggi Cerveteri).

Ma il fuoco sacro qui dipinto è la Terra
della nostra epoca, ridotta in fiamme, la statua è ormai in pezzi e i barbari è fin troppo evidente dunque che siamo noi. 

Le modelle sono la mia compagna Serena e le nostre figlie Sofia e Linda, che si sono prestate per questa mia ennesima tortura, pur sapendo che le avrei imbruttite con sguardi cupi e di rimprovero. 


Passando da quelle parti farete caso al fatto che qualcuno ha scritto più volte sopra il murale in spray argento “Stik”, firmando a suo modo il muro e intestandosi in questa maniera la proprietà di quello spazio. Ecco, non avrebbe potuto esaltare meglio il senso della mia opera: è esattamente quell'istinto di appropriarci della bellezza comune, che noi non saremmo mai capaci di creare, e di sfruttarla a nostro comodo e piacere a discapito della comunità, che ci ha condotti a ridurre la nostra Terra in fiamme.

Grazie Stik, all'opera mancava proprio l'immagine del barbaro.

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