2 ottobre 2012

Pussy pussy bau bau


C'è chi entra in chiesa per spararsi, chi per cacciare i mercanti dal tempio, chi per girare un videoclip. 

Il 21 febbraio scorso tre ragazze col viso coperto hanno fatto irruzione nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca recitando una preghiera punk sull'altare. 
Ma non promuovevano solo un disco.

Le tre Pussy Riot vengono dal collettivo artistico Voina ("guerra" in russo), noto per le sue azioni politiche e accusato di spionaggio occidentale da una parte dell'opinione pubblica russa. Supplicavano la Beata Vergine di togliere di mezzo Vladimir Putin, alla vigilia del suo terzo mandato al Cremlino, incolpando la massima autorità religiosa ortodossa il patriarca Cirillo di credere più in lui che in Dio.


Pochi giorni dopo Maria Alyokhina, Yekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova, di 24, 30 e 22 anni finiscono in carcere per quest'azione di una manciata di secondi. 


Sul web il video fa il giro del mondo, raccolgono la solidarietà di star come Bjork e Madonna, e nel mondo si moltiplicano le opinioni a favore e contro. Cristani di ogni fede le accusano di oltraggio alla religione, scandalizzati da loro precedenti azioni come l'orgia messa in scena coi Voina nel 2008 nel Museo biologico di Mosca contro l'elezione del Presidente Dmitri Medvedev in cui Nadezhda incinta di 9 mesi fa sesso col marito Peter Verzelov. 




Poi il fallo dipinto di 65 metri sul ponte levatoio Liteyny che si erge verso la sede del servizio segreto russo, il teschio simbolo dell'anarchia proiettato sul palazzo del governo, il concerto punk improvvisato in tribunale al processo al critico d'arte Erofeev e tanti altri gesti situazionisti che denunciano la mancanza di libertà e di diritti in una Russia "governata da mafiosi".



L'ultima performance costa alle tre due anni di carcere.


Due membri di Voina, il fondatore Oleg Vorotnikov e il presidente Leonid Nikolaeve, erano già finiti in cella nel 2010 per "Rivoluzione di palazzo", performance in cui avevano rovesciato volanti della polizia davanti al commissariato di San Pietroburgo. E la cauzione di 20 mila dollari la pagò nientemeno che lo street artist più noto al mondo, Banksy


Il primo maggio dell'anno precedente ero a Mosca per una mostra che mi hanno dedicato al centro culturale Vinsavod e si respirava un'aria poco rassicurante. Gli artisti erano esausti delle limitazioni alla propria libertà di espressione e giovanissimi poliziotti ci osservavano con disprezzo. Memore di quel disagio parlo del caso Pussy Riot con alcuni dei più noti artisti del mondo, a cominciare dal performer russo Oleg Kulik.




L'uomo-cane che nel 1996 mordeva nudo a quattro zampe e al guinzaglio i visitatori della Biennale d'arte Manifesta, è amico di Nadezhda e di suo marito. «Mentre lavoravo al mio progetto “I BELIEVE” nell’autunno del 2006 conobbi i futuri membri di Voina vicino all’Università di Mosca. Non avevano un posto dove vivere e mio figlio Anton Nikolayev suggerì che potevano stare nel mio studio, dove lavoravo alle mie performance tra foto e video dei miei lavori. Rimasero un paio di anni, studiando attentamente il mio lavoro. Anche Anton in quel periodo iniziò a realizzare con loro performance artistiche in strada (nota: Kulik ha mandato la foto March of Conseling) e fu lui a suggerire il nome Voina e la loro prima azione anti-globalizzazione, tirare gatti vivi nei McDonald's»

Ma un'arte che prende di mira il capitalismo non ci stupisce più, l'attacco frontale alla religione invece non va giù all’opinione pubblica e il dichiararsi artisti performer sembra un modo per giustificare l'estremismo. 
Fin dove può spingersi l'arte? 
Il cinese Wang Guangyi, che ci ha abituati a immagini critiche che affiancano loghi di brand occidentali come Coca Cola, Chanel e Disney a soldati, operai e altri simboli della propaganda della Rivoluzione Culturale Cinese, raccontandomi che i media cinesi hanno trattato pochissimo la notizia aggiunge: «la storia del Modernismo insegna che chiunque si dichiari artista va definito tale, anche se non vuol dire che sia un buon artista. Non c'è bisogno di una galleria o di un museo per fare una performance, le Pussy Riot l'hanno realizzata in una chiesa ed è legittimo. Non hanno interrotto una funzione sacra». 
Il fotografo statunitense Timothy Greenfield-Sanders, riguardo le performance sessuali del gruppo spiega: «la pornografia ha un'enorme influenza sulla nostra cultura e gli artisti sono stati i primi ad accorgersene, in molti casi hanno aggiustato il tiro. Le sculture pornografiche di Jeff Koons dei primi anni 90 furono considerate scandalose all'epoca, ma una dozzina di anni dopo i dipinti di John Currin e il lavoro di Cecily Brown, più estremi di Koons, erano già mainstream in confronto»
E l’attacco alla religione? Il discusso Andres Serrano, che ha immerso un crocefisso nella propria urina, definisce ovvio che un artista educato nel Cristianesimo usi simboli religiosi. E sulle Pussy Riot aggiunge che «dovrebbe essere data loro la considerazione che meritano gli artisti, che devono essere giudicati in maniera diversa dai criminali, come invece succede ai ricchi, ai potenti, ai famosi e ai bianchi in confronto ai neri. Se necessario, un artista lo si può dichiarare clinicamente pazzo per lasciarlo libero»



L'azionismo russo, non a caso, nasce proprio da una dichiarazione di pazzia. Ha radici nel 1600, nel movimento ascetico degli Stolti di Cristo. Asceti come  Avvakum e San Basilio il Benedetto durante le loro performance aggressive erano i soli a poter criticare apertamente il potere. «A Nadya e a suo marito Petya», incalza Oleg Kulik, «ho parlato molto degli Stolti di Cristo. Gli dicevo poi che agli albori della Perestroika discutendo della difficile situazione in Russia con gli artisti Anatoly Osmolovsky e Alexander Brenner decidemmo che erano necessarie azioni estreme in spazi pubblici simboli del Paese e che occorreva una vittima, uno di noi in prigione per glorificare l’arte Russa nel mondo. Così è stato da quando l’azionismo Moscovita ha fatto la sua comparsa». Kulik ammette che l'arrivo del Capitalismo in Russia e il disfacimento del Socialismo resero però quelle loro azioni invisibili. «Erano performance radicali basate sull’eliminazione di comportamenti civili, ma avvenivano sullo sfondo di un capitalismo selvaggio tale che la società non si scandalizzava. Eravamo nulla in confronto ai politici di quegli anni. Tutto cambiò con l’arrivo di Putin, la situazione si congelò, la gente carismatica e brillante fu espulsa dalla politica e arrivarono tecnocrati e speculatori. Fu allora che il movimento Voina ci entusiasmò, credemmo che l’arte si sarebbe aperta un varco attraverso il pubblico, un dialogo con la società civile. Compirono azioni di guerriglia da veri politici, agendo di notte e distribuendo informazioni in rete, ma l’arte man mano scomparve dalle loro intenzioni»


Così nel 2011 da una costola di Voina nacquero le Pussy Riot. Peter Verzelov deve essersi sentito un novello Malcolm McLaren nel fondare una band punk che mescola Sex Pistols e Marina Abramovic, l'artista che ha spinto ad estreme conseguenze fin dai primi anni 70 la performance-art. «Però, irrompendo in posti prevedibili come la Piazza Rossa o la metro di Mosca non hanno intaccato i punti deboli della società russa moderna», precisa Kulik. «Un'azione artistica ha successo se combina perfettamente attacco politico e legame estetico con la tradizione e nella Cattedrale è successo perché là hanno colpito la sacralità del potere politico, la nostalgia per una monarchia da investitura divina e il desiderio delle autorità corrotte di nascondersi dietro l'autorità della Chiesa, cresciuta sulle ceneri del Comunismo. Queste donne blasfeme si muovono come automi, indossano anonimi passamontagna e i colori sgargianti degli abiti tradizionali delle donne russe, conoscono bene la propaganda rivoluzionaria del 1920 – Malevich, Rodchenko e Stepanova - e hanno smontato la fragile convinzione di chi nel periodo sovietico credeva nel luminoso futuro del Comunismo e oggi coltiva la speranza che tutto andrà per il meglio nel nostro grande Paese, col nostro forte presidente, le cupole dorate della Chiesa Ortodossa e con Dio dalla nostra parte. Ma se Dio non fosse con noi? L'immagine che abbiamo del mondo crollerebbe, e questo è molto più dannoso di qualsiasi opposizione politica o interferenza straniera. L'inadeguata reazione della Russia a questa performance ha frastornato molti, soprattutto atei e persone pragmatiche. Si chiedono "che succede alla nostra società? In che secolo siamo?"».




La stessa Marina Abramović esprime la sua condanna: «Il governo russo viene da una lunga storia di persecuzione contro scrittori, filosofi, liberi pensatori e artisti in genere. È scioccante che questo totalitarismo non sia finito neanche nel 21esimo secolo. Questa sentenza contro le Pussy Riot provocherà soltanto più repressione e rivolte»


E Kulik aggiunge che «l'azione intuitiva e spontanea delle Pussy Riot è bella, coraggiosa, impressionante, artistica e analitica. Hanno fatto emergere dall'underground il loro progetto artistico conseguenza dell'arte degli ultimi 25 anni e ora nessuno può dire che non ci sia un'arte contemporanea importante in Russia. Io le voglio includere nel mio progetto "1990s - Time of Change", che inaugura il 9 ottobre a Mosca. Tutti gli artisti dell'azionismo moscovita, movimenti come Blue Buckets e Voina, sono oggi i capelli grigi sulle splendide chiome di queste tre ragazze in carcere».
L'arte è dunque molto più importante della politica e sopravvive anche alle religioni. «E Putin è solo una piccola figura politica del periodo storico delle Pussy Riot», conclude l'uomo-cane che le ha allevate.

David Vecchiato, 9 settembre 2012.


VOINA, "Storming of The White House"
VOINA, "Fuck for the heir Puppy Bear!"

PUSSY RIOT at Christ The Saviour Cathedral (video of the song "Mother of God, Drive Putin Out") 

2 commenti:

  1. Ti ringrazio. Il pezzo nasce dal desiderio di fare un po' di chiarezza riguardo il gesto delle Pussy Riot, che ritengo sia da leggere e comprendere come un'azione artistico-performativa prima che come operazione di marketing o musicale.
    Ho letto troppe opinioni e poca sostanza e per questo ho avuto bisogno di andare alla fonte.
    Certo, non ho approfondito in questa sede il sospetto di parte dell'opinione pubblica russa che crede che il movimento Voina sia sempre stato al soldo dei servizi segreti occidentali così come non ho affrontato - ad esempio - come quegli statunitensi, che puntano il dito contro Putin per difendere l'arte, si siano invece scagliati contro l'artista Shepard Fairey punendolo con due anni di lavori socialmente utili perché utilizzò un'immagine tutelata da copyright per il suo noto ritratto ad Obama dal titolo "Hope".
    Ma questa è un'altra storia e magari chissà, avrò l'occasione di approfondirla altrove...

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