23 giugno 2018

i miei 10 Murales all'Università Roma Tre


Ho appena terminato di dipingere 10 murales all'Università Roma Tre - DAMS (Dipartimento Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo) in via Ostiense 139 a Roma, ispirati al Cinema e al linguaggio cinematografico.

Questo sopra è il breve video di presentazione del progetto.
Buona visione.

Queste le 10 opere murarie:



E questi sono i 10 film a cui sono ispirate: “Voyage dans la lune” (Viaggio sulla Luna) di Georges Méliès (Francia, 1902); “Ballet mécanique” di Fernand Léger (Francia, 1923); “Le Sang d’un poète” (Il sangue di un poeta) di Jean Cocteau (Francia, 1930); “Partie de campagne” (Una gita in campagna) di Jean Renoir (Francia, 1936); “The Third Man” (Il Terzo Uomo) di Carol Reed (UK, 1949); “Lo sceicco bianco” di Federico Fellini (Italia, 1952); “Sedmikrasky” (Le Margheritine) di Vĕra Chytilova (Cecoslovacchia, 1966); “Persona” di Ingmar Bergman (Svezia, 1966); "Khane-ye doust kodjast?" (Dov’è la casa del mio amico?) di Abbas Kiarostami (Iran, 1987); “Moolaade” di Ousmane Sembène (Senegal/Burkina Faso/Marocco/Tunisia/Camerun,  2004).

A breve pubblicherò in questo blog anche il video della lezione aperta al pubblico che ho tenuto il 14 maggio 2018 all'università Roma Tre in cui, oltre a parlare dei 10 film che hanno ispirato queste opere, ho anche approfondito alcune tematiche calde che ruotano attorno al fenomeno dell'Urban Art: Arte e vandalismo, i festival di Street Art, la fantomatica "riqualificazione" e le contraddizioni che porta in sé, la temuta "gentrification" e le sue reali cause (visto che delle reali cause dei fenomeni sociali raramente si parla) e altri argomenti che non sono questioni da addetti ai lavori, come potreste erroneamente pensare, ma ci riguardano come abitanti e cittadini molto più da vicino di certi argomenti sui quali vi vedo accalorare abitualmente sui social network. 

A presto dunque.
E grazie a tutti. 

(Il video è di Ivan Corbucci e Chiara Chianese, le foto di Oscar Giampaoli, Rosy Ro e Nazzareno Ventura, l'ufficio stampa a cura di Cristina Polesi e Donatella Gimigliano).

28 marzo 2018

XL COMICS. COME TUTTO COMINCIÒ, PROSEGUÌ, TERMINÒ.

“Oh no, Luca, pensaci bene, chi se ne frega dei fumetti deliranti che disegnavamo noi nelle
fanzine autoprodotte! Lascia perdere, non sai cosa ti aspetta, rimettere assieme quella
ciurma di fumettari è un’impresa rischiosissima, portiamo sfiga peggio dei disegnatori
di satira, abbiamo fatto chiudere tutte le riviste del passato!”
 

Dall’introduzione di David Vecchiato.

Sono gli ultimi giorni di questa mostra alla WeGil di Roma che celebra un'esperienza iniziata nel 2005 e conclusa nel 2013 sulle pagine del mensile de La Repubblica XL (eh si, alla fine abbiamo fatto chiudere anche quella di rivista).
Come tutto cominciò, proseguì e terminò lo scrissi qui, nel mio editoriale al libro "XL COMICS" della Panini che raccoglie tutte le storie a fumetti della prima parte di quel viaggio.  
Il volume di quasi 500 pagine si può acquistare QUI sul sito dell'editore.

La copertina di XL COMICS (Panini 9L)

XL COMICS.
COME TUTTO COMINCIÒ, PROSEGUÌ, TERMINÒ.

di David “Diavù” Vecchiato

Quando mi fu proposto di contribuire alla nascita di La RepubblicaXL stavo già realizzando ogni settimana da un paio d’anni il ritratto dei musicisti protagonisti della recensione principale per Musica! di Repubblica. Un pomeriggio del 2004 passai in redazione a consegnare l’illustrazione e là incontrai Luca Valtorta, appena giunto da Milano a Roma proprio per dirigere il mensile che avrebbe accolto l’eredità e il corpo redazionale di Musica!, già destinato alla chiusura. Con Luca ci eravamo conosciuti di persona qualche anno prima alla redazione di Tutto Musica e Spettacolo, perché fu lui a recensire in maniera entusiasta sul mensile della Mondadori il disco e il clip della mia band
del tempo, i Savalas, ma ci eravamo sentiti in realtà per la prima volta anni prima, a metà anni 90, quando lui era a Max e mi intervistò per Tank Magazine, rivista-esperimento di musica, fumetto,
cinema e altro in salsa delirante di cui ero ideatore e direttore.
Luca mi confidò che Tank era una tra le riviste di culture giovanili che aveva più apprezzato in passato e mi offrì di partecipare alla redazione di quello che sarebbe diventato La Repubblica XL. Abbiamo trascorso giorni e giorni del 2005 assieme negli uffici che sarebbero diventati la redazione, in cui io portai il mio contributo di idee al giornale in gestazione. Tra le varie cose Luca mi chiese di curare una sezione di fumetti prodotti appositamente, per dare al nuovo mensile uno spazio che offrisse al lettore non solo la possibilità di conoscere le uscite di edicola e libreria del mese e di leggere storie brevi di autori editi in varie parti del mondo, ma anche di scoprire una scuderia di bravi autori italiani che scrivevano e disegnavano ogni mese apposta per XL. Mi chiese in particolare che fine avesse fatto quel fumetto sperimentale cheaveva animato le fanzine e la cultura underground degli anni 90, che in alcuni casi era stato inquadrato in una seriosità d’autore - a volte autoreferenziale - con cui il concetto di graphic novel aveva preso piede in Italia, ma che in molti altri casi non aveva guadagnato una grande visibilità. “Oh no, Luca, pensaci bene, chi se ne frega dei fumetti deliranti che disegnavamo noi nelle fanzine autoprodotte! Lascia perdere, non sai cosa ti aspetta, rimettere assieme quella ciurma di fumettari è un’impresa rischiosissima, portiamo sfiga peggio dei disegnatori di satira, abbiamo fatto chiudere tutte le riviste del passato!”
Ma non ci fu nulla da fare, ormai Valtorta ci aveva aperto le porte del grande Gruppo Editoriale L’Espresso ed eravamo salpati verso quel lido che chiamammo IUK, l’Italian Underground Komix
di XL. Era come essere in una nave di pirati con l’open bar. Ricordo una cena a casa mia a Roma, con lui e Alessandro Staffa (in arte AlePOP), in cui si tenne la “seduta spiritica” che riportò in vita quello spirito maligno del fumetto grottesco, quel genere che era stato avvistato le ultime volte a ridersela grassa nelle fanzine underground da tirature di mille copie al massimo, mentre la maggioranza dei lettori si era incantata a piangere sia le riviste di fumetto da edicola, chiuse ormai quasi tutte, sia la buonanima di Andrea Pazienza, ultimo autore “popolare” dal quale il mercato serio del fumetto aveva potuto accettare la rottura delle regole.
Infatti agli inizi degli anni 2000 il fumetto d’autore non si affacciava quasi più in edicola.

Il Gli IUKKERS nel 2007 (foto di Barbara Oizmud). 
Da sinistra: Maicol, Mirco, Squaz, Diavù, Francesca Ghermandi, Alberto Corradi, Davide Toffolo, Massimo Giacon, Ratigher e Alessandro Baronciani

Dunque, in notevole controtendenza, assieme ad AlePOP che contribuì notevolmente alla nascita e allo sviluppo di IUK, io chiamai a raccolta: Massimo Giacon, Alberto Corradi, Squaz, Francesca Ghermandi, Davide Toffolo, Maicol & Mirco, Tuono Pettinato, Alessandro Baronciani e Ratigher, a cui poi si aggiunsero Pino Creanza, Ale Giorgini, Dr. Pira, e i tanti altri autori che hanno partecipato allo spazio XL Comics più o meno fissi o a rotazione, e che ritrovate ora nelle pagine di questo volume (a parte qualche defezione perché anche il mondo del fumetto è pazzerello come il rock ‘n’ roll). In quella “seduta spiritica” ci si rivelarono i personaggi fissi in stile grottesco-cartoon che volevano divenire i protagonisti del genere di fumetto che avremmo rilanciato in edicola (o meglio lanciato, visto che quel fumetto nato nell’underground non aveva mai avuto tirature come quelle
che avrebbe offerto il nuovo mensile de La Repubblica).
Da quel settembre 2005 a pochi mesi di uscite la sezione a fumetti di XL conquistò sempre più spazio, noi autori fissi ci ritrovammo a realizzare molti speciali e i nostri personaggi finirono sempre più spesso in storie dalle tematiche legate all’attualità, perché eravamo consapevoli che la formula della rivista mensile ci offriva la possibilità di occuparci di ciò che ci circondava e di farlo in tempo
reale.
La riforma scolastica di Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione sotto il quarto governo Berlusconi – che ha provocato proteste di piazza da parte di studenti, genitori e personale scolastico – noi l’abbiamo riletta ricordando nello speciale Old Skull Musical la scuola primaria di quando eravamo bimbi, e ci siamo così presi in giro ironizzando su quel ministro e sulla sua riforma, entrambi impresentabili.

 
Gli IUKKERS a scuola, da bambini e da adulti
 
 L’omaggio a Pazienza abbiamo deciso che non doveva rivelarsi il solito “monumento” nostalgico e celebrativo, bensì un vivo ricordo dello stile senza filtri di Paz e dei suoi personaggi dissacratori che vivevano spesso vicende estreme, narrate con feroce ironia.
L’argomento Napoli è diventato il pretesto per raccontare il malaffare legato alla spazzatura. A proposito, abbiamo anche preso in giro degli “intoccabili”, come Giacon ha fatto col cadavere di Mario Merola rischiando di essere picchiato al Napoli Comicon del 2008, o come abbiamo fatto coi rapper italiani nello speciale IUK RAP, facendone arrabbiare qualcuno.
Assieme ai nostri personaggi siamo poi andati in giro per l’Italia, trasformando gli stand di XL in una carovana di XL Comics. Noi Iukkers abbiamo portato dal 2005 al 2013 i nostri segni in festival musicali e cinematografici, fiere di fumetto, fiere d’arte contemporanea e in tante altre occasioni ed eventi in giro per il paese, da Bolzano a Bari, da Lecce a Milano.

 Il La mostra di IUK-XL e, in fondo, lo stand de La Repubblica XL al festival Napoli Comicon del 2007

I nostri personaggi hanno incontrato musicisti, performer, artisti, registi e scrittori in queste avventure che ci hanno visto disegnare alcune delle storie che appaiono per la prima volta pubblicate in questo volume – come Amici miei / Italia Uè, realizzata durante un pomeriggio e una notte tutti assieme all’Italia Wave dell’edizione di Firenze del 2007, o L’ultimo miracolo di Elvis, disegnata da noi e scritta da Boosta dei Subsonica all’edizione di Livorno del 2010, Ritorno al passato, il report a fumetti di Maicol & Mirco dal Jamboree Festival del 2008, The XL of Horror di Alberto Corradi del 2010 o la mia collaborazione con Bugo, del 2008.

Una delle pagine tratte dal libro XL COMICS, con una storia di Macaco

Tutto ciò è stato portato avanti sempre trattando il fumetto come un linguaggio più che come un mercato. Dal momento che eravamo piuttosto liberi poiché non erano certo le nostre storie a determinare la quantità di copie vendute della rivista, potevamo sperimentare le varie possibilità espressive di questo mezzo, sebbene in poche pagine o nel breve periodo di una trasferta.
Migliaia di persone si sono portate a casa altrettante copie della rivista con le copertine dipinte velocemente da noi una a una a mano agli stand di XL, oppure hanno indossato le nostre t-shirt, si sono appesi i nostri poster, hanno acquistato i nostri gadget. O si sono fatti disegnare addosso da noi gli IUK Tattoo. Molti lettori li abbiamo spinti addirittura a visitare la mostra di art toys customizzati da grandi nomi del fumetto italiano, esposta sia a Lucca Comics del 2008 che alla MondoPop Gallery di Roma, spazio di cui io ho curato le mostre dal 2007 al 2012. Oppure hanno potuto visitare le mostre Urban Superstar Show che ho avuto l’onore di curare al museo MADRE di Napoli nel 2009 e nel 2010, con le nostre opere a fianco a quelle di grandi nomi della nuova scena dell’Arte mondiale: Gary Baseman, Buff Monster, Jim Avignon, Jon Burgerman, Boris Hoppek, Tokidoki e molti altri che abbiamo ospitato anche sulle pagine della rivista e durante gli eventi di XL Comics, per promuovere tra i lettori nuove tendenze dell’arte contemporanea come la Lowbrow, il Pop Surrealismo e la Street Art… che sono poi la principale attività di cui io mi occupo personalmente, al di là delle mie scorribande nel mondo del fumetto.

Diavù con Milo Manara all'Urban Superstar Show del Museo MADRE di Napoli (2009)

L’episodio zero della serie di documentari Muro – che ho co-ideatoe che curo per Sky Arte HD – è raccontato infatti nell’ultimo fumetto che ho realizzato al termine dei sette anni di collaborazione con La Repubblica XL: Street Art Stories #1, storia in cui i protagonisti non sono più i miei pargoli Macaco e Piteco, ma direttamente io alle prese col collega e amico Ron English, grande firma della Street Art internazionale, e con le riprese del documentario sul suo intervento artistico a Roma.
Quelli che leggete qui sono la prima vita di XL Comics. Nella seconda parte dell’esistenza della rivista, quando uscì in formatopiù piccolo e con meno pagine, i nostri personaggi lasciarono il foglio riquadrato della pagina a fumetti per diventare i protagonisti delle strisce. Ma questa è un’altra storia e mi auguro di raccontarvela al più presto, in un volume altrettanto ricco.
Per ora, buona lettura.

Il volume XL COMICS si può acquistare QUI sul sito dell'editore

 
Macaco di Diavù con il mitico Gilbert Shleton, papà dei Freak Brothers (2010)

24 ottobre 2016

Un papa di carta meglio di Banksy

Oggi vi parlo di un mio amico e dell'ultimo divertente intervento di Street Art firmato a suo nome.
Qualche giorno fa una nuova opera di Street Art di Maupal è apparsa in strada in centro a Roma, a Borgo Pio.
L'avrete visto anche voi, il protagonista del dipinto su carta che è stato attaccato sul muro di Borgo era di nuovo papa Francesco, come ai tempi del famoso Superpope", ma stavolta Bergoglio non vola, sale anzi su una sedia per giocare a tris (o "filetto") su un muro e il simbolo che disegna nelle caselle è quello della pace. 
Nel giro di poche ore il disegno è stato rimosso da una quanto mai efficientisssima squadra dei vigili antidegrado. E fino a qui è cronaca.

Dal giorno dopo foto, post, sorpresa, proteste, omaggi, critiche, fake, dileggi e cicaleccio vario attorno a quest'opera hanno riempito i social. 
O meglio, non è che si scrivesse molto a proposito dell'intervento di Street Art e del suo significato, ma di quello sorprendentemente tempestivo della squadra antidegrado, della sezione Pronto Intervento Centro Storico e dell'AMA, intervenuti non si è capito bene su ordine o richiesta di chi (il Comune? o la Polizia? Il Governo? Il Vaticano? Dio?) e con una rapidità mai vista prima, nemmeno nei casi di gravi condizioni igienico-sanitarie. 
Condizioni in cui le strade della città di Roma non sono nuove ormai.
"Rimuovete la merda in cui siamo immersi, altro che papi di carta!" sembrava gridare soprattutto il popolo romano, esprimendo dissenso in forma di emoticon.


Ma quel Bergoglio, apparso una notte nel cuore di Roma ai confini col Vaticano in un'area presidiata ogni 10 metri da polizia ed esercito, cosa avrà poi fatto di così roboante da svegliare addirittura i pubblici amministratori? 
...Beh, ha sputtanato il sistema di sicurezza italiano, ha mostrato all'intero mondo - sia ai nostri alleati che ai nostri potenziali nemici - un falla gravissima a pochi metri dalle Mura Leonine che circondano San Pietro. Un punto debole delle nostre strade, che poi tanto sicure non sono, che qualcuno probabilmente dovrà - o dovrebbe? - pagare.
Sarà per questo che si è mobilitata anche la Digos?
Ma certo.



Qualcuno in piena notte ha riempito il suo secchio alla fontana di Borgo Pio, ha passato indisturbato la colla sul muro all'angolo con vicolo del Campanile, ha srotolato il poster, lo ha incollato al muro e nessuno, ma proprio nessuno, si è accorto di nulla. 
Quell'anonimo figuro avrebbe potuto mettere una bomba sotto al culo del papa o di migliaia di pellegrini e sarebbe passato egualmente inosservato. E l'AMA il giorno dopo avrebbe dovuto sciacquare i sampietrini dal sangue straniero e l'Italia giustificare la sua inefficenza agli alleati.
E proprio durante l'Anno Santo, ahi ahi.
Questo è probabilmente ciò che ha pensato la parte di mondo pensante guardando quel papa giocare col simbolo della pace a un passo dall'Angelus.
Ma ciò che è più divertente in questa storia è che se ne è parlato tanto proprio perché hanno rimosso il disegno quei geni. 
Non per insegnare il mestiere a qualcuno, tantomeno agli efficenti servizi segreti italiani che tanti segreti hanno mantenuto tali dal dopoguerra a oggi, ma personalmente ritengo che il papa bomba-carta sarebbe passato più inosservato placidamente incollato su quel muro. Al massimo avrebbe fatto vendere qualche panino in più all'alimentari all'angolo e fare tanti innocenti selfie ai turisti.

Ieri sono passato a trovare Mauro e c'era il muro verniciato di giallo, ancora fresco, addirittura presidiato. Piazza San Pietro era come al solito chiusa, tra pattuglie in guardia e metal detector (è un po' di tempo che ormai i pedoni - romani e non - non possono più attraversarla liberamente come un tempo) e anche metà di via della Conciliazione era ostaggio del Vaticano, protetta dal perenne rischio-attentati.


E allora meno male che c'è il Bergoglio di carta a fare il segno della pace e a mettere in ridicolo questa eterna guerra.

P.S.: un aggiornamento datato 2 Nov 2016
La Sindaca Raggi e l'Assessore Bergamo qualche giorno dopo l'accaduto hanno ospitato Mauro Pallotta al Campidoglio, scusandosi con lui per il disegno rimosso, invitandolo a collaborare a progetti di arte urbana istituzionali e gettando in questo modo ancora più suspance su CHI abbia dato ordine di rimuovere il suo disegno. 
Mentre lo sport più praticato e seguito del web - il trollismo - si scatena acido su siti più o meno ufficiali contro l'artista (perché - in sintesi - servo del potere che tradirebbe quell'arte nata per essere illegale) e contro gli amministratori cittadini (perché sempre più in contraddizione tra il cercare di usare l'arte urbana per autopromozione elettorale e il dover mantenere ordine/sicurezza/onestà/blablablà in città, quindi anche muri puliti e popoli muti), non si può fare a meno di notare che, quando si fa opinionismo spicciolo su questi argomenti à la page, si arriva a cadere nell'insulto, addirittura nel body shaming, ma si omette sempre qualche concetto di base che un ragionamento non infantile dovrebbe tener presente.
Nel caso dell'Urban Art 4 concetti di base che vi propongo sono:
1) La città è un bene comune e dunque, per logica, tutti dovremmo puntare al bene della città ed esercitare il diritto di intervenire su di essa, soprattutto in un'epoca in cui gli amministratori attivi latitano. Dovremmo intervenire ognuno secondo la propria idea di bene comune, confrontandoci dunque il più possibile con gli altri cittadini (quelli reali dico, non i troll virtuali). Finché abbiamo la pazienza di starli a sentire i cittadini, visto che non è semplice. Per il resto si opera comunque una prevaricazione, ma quando si agisce concretamente in mezzo ai tanti ciarloni un po' di prevaricazione è inevitabile.
2) Quando gli amministratori si confrontano con gli artisti accettano in qualche modo quella forma di arte di cui questi ultimi sono esponenti, e sono costretti quindi a farci i conti. Gli artisti pertanto non devono dimenticare che in quel momento hanno il pennello dalla parte del manico e agire di conseguenza, senza riverenze e senza subordinare la propria visione (fatta di scelte, decisioni ed opinioni) a quella dell'amministratore di turno. Sempre che ne abbiano una di visione personale, che non tutti gli artisti ne hanno.
3) Quando si dice e si scrive "artista" si dovrebbe intendere il mestiere. Il fatto che tutti nasciamo artisti non dovrebbe confonderci le idee: c'è l'attitudine (leggasi "di tutti") e la professione (leggasi "di quei pochi che hanno tenuto duro"). Invece molti commentatori si confondono spesso, spingendosi di conseguenza in elucubrazioni ingenue e goffe.
4) ...e a proposito di mestiere, quel povero "Banksy" appollaiato spesso sulla bocca di ogni opinionista novello per screditare a colpi di paragoni una volta tizio e l'altra caio, è - nei fatti - un brand, una firma, un marchio insomma, di opere d'arte realizzate in prevalenza con la tecnica dello stencil.
Il suddetto marchio - con cui firma le proprie produzioni un artista o un collettivo (non è questo che davvero importa) - da molti anni utilizza tecniche di marketing rodate e dall'effetto commerciale certo. Ad esempio, utilizza il culto dell'eroe mascherato che di notte dismette i panni 'normali' per agire si contro la legge, ma in difesa di una legge più 'alta, ovvero di quella 'vera giustizia' da sbandierare al mondo attraverso i suoi 'messaggi' (quel mondo che quella 'vera giustizia' la conosce benissimo da sé, ma attende qualcuno - meno invischiato di lui nel Sistema - che si prenda carico di spiattellarla al suo posto). Altro esempio, utilizza quella cara vecchia "iconografia Punk degli anni 80 e metafore politiche accantonate dai movimenti libertari perché ormai inefficaci"(come scrive il mio amico artista e writer storico Marco Teatro). E ha scelto per fare ciò lo stile e la tecnica dell'artista francese Blek le rat ("ogni volta che dipingo qualche cosa, scopro che Blek le rat l'aveva già fatto 20 anni fa". Banksy).
E - malgrado in molti vedano un 'Salvatore' della vera giustizia in ogni anonimo mascherato che furbescamente rivela la verità guardandosi bene dal dirla su di sé - quel marchio apparentemente senza 'padrone' ha cambiato molto nel conto in banca di tanta gente, ha il merito/demerito di aver fatto venire voglia a tanti di emularlo (quindi all'ampia diffusione della Street Art), ma - nei fatti - non ha cambiato una virgola di quel Sistema di cui finge da anni e anni di farsi beffa e nel quale è perfettamente inserito nel ruolo dell'anonimo giullare. Si è divertito infatti e ci ha fatto divertire, ma non ha seriamente riscattato quelle ingiustizie che ha sbandierato e continua a sbandierare nelle sue immagini.
E il pubblico in fondo lo ringrazia di questo ed è più contento così, proprio perché - inefficace quanto lui - anche quell'eroe misterioso non ha cambiato niente, perché - nascosto dall'anonimato - non aveva alcuna intenzione di farsi vittima egli stesso di quelle ingiustizie, mostrando la propria faccia e il proprio corpo al nemico.
La sua popolarità - che da anonimo artista lo ha innalzato fino a mito -  è dovuta d'altronde proprio alla mancanza di 'eroi' concreti, di individui affidabili a cui appigliarsi per cambiare le cose. E, in fondo, anche alla paura di darlo davvero il mandato a questi 'eroi' di cambiare le cose (si sa mai peggiorino, in fondo non si sta poi così male...).
Mancano persone autentiche e credibili che agiscano attraverso l'arte concretamente nella città, nella sua identità, nella sua storia, nel mondo reale insomma, e non solo sui media. E che agiscano con l'intento - sempre più raro nell'ambiente artistico - di volerlo cambiare davvero quel mondo.
Quindi prima di sputare le vostre spietate sentenze sugli artisti e sul loro operato indossate la vostra t-shirt di Banksy appena stirata e riposta da mamma tra le Fred Perry e le Lacoste, così sembrerete degli osservatori più estremi, liberi e sagaci.

28 giugno 2016

La Diavolessa di Matera

"L'inferno sono gli altri" (Jean Paul Sartre).
Chi è il Diavolo? 
Il diverso, il non voluto. Colui che semina il dubbio tra le nostre certezze e ci costringe ad ammettere che il male può essere in noi e per queste ragioni va eliminato, per permetterci di continuare a fingere ipocritamente di essere sempre nel giusto.
Nel film "Il Demonio" al quale mi sono in parte ispirato per il mio ultimo murale a Matera, il Diavolo è donna, e si manifesta nella bellezza colpevole di Dalhia Lavi. 
Nella pellicola di Brunello Rondi, girata a Matera nel 1963, l'attrice israeliana interpreta Purificata, una ragazza condannata già dal nome dalla famiglia e dall'intera società a vivere in un perenne Medioevo, circondata da superstizione, ignoranza, violenza, riti contadini pagani e feticci di santi ovunque. Lei è la femmina colpevole di non sottostare alla regola sociale maschilista di mettere in scena la condizione inferiore e funzionale della donna. Le altre allattano infanti, lavano, cuciono e piegano i vestiti di padri e mariti loro padroni, parlano di Dio, cerimonie, figli e corredi. I loro corpi sono nascosti, anzi offesi, dai vestiti neri e le loro chiome costrette nei fazzoletti tutti uguali. 
Purificata invece è bellissima, è carnale, libera, le piace fare l'amore, ma è innamorata di Antonio e non vede altri che lui. Ma Antonio - promesso a un'altra - le resiste e l'accusa di essere diversa, di essere una bestia. Lei - folle di amore e desiderio (ricorda per certi versi la Kerima de "La Lupa" di Alberto Lattuada, film girato anch'esso a Matera, nel 1952) - lo vuole tutto per sé fino a spingersi a fargli dei malefici macabri quanto ingenui. Gli fa bere il suo sangue, spinge una mandria di pecore verso la chiesa per rovinargli il matrimonio, gli tira un gatto morto sull'uscio di casa. 
Gli uomini - unici depositari di quei santi e di quei simboli che Purificata detesta - approfittano della sua condizione di esclusa e mentre in privato la desiderano e la stuprano, in pubblico la rifuggono, la picchiano, la esorcizzano, la segregano, facendo peggiorare la sua condizione, fino a spingerla verso la pazzia. 
Fino infine ad ucciderla, in nome di Cristo, dopo averla posseduta.

Questa era la Matera rurale e superstiziosa che raccontava Rondi, non diversa da quella di Rosi e del "Cristo si è fermato ad Eboli" di Carlo Levi.
Ma la Matera di oggi è tutta un'altra storia, è una città meravigliosa depositaria di un patrimonio mondiale dell'UNESCO, i Sassi, è visitata da cittadini di tutto il mondo e tra tre anni sarà Capitale Europea della Cultura. La Matera contemporanea e senza pregiudizi in questi giorni mi ha fatto conoscere alcune delle sue donne straordinarie, simpatiche, forti e libere. Nuovi amici e nuove amiche che non smetto di ringraziare.
Per questo Purificata è tornata a Matera assieme a me, nelle vesti di una Diavolessa, una pin up birichina che oggi non deve temere più nulla. Ha un sorriso ironico, una folta chioma bruna e un corpo dalle proporzioni ispirate alle statue della Magna Grecia, che qui in Basilicata vantava sei città. Ed è uscita nuda da quegli Inferi in cui era stata rigettata, come quando si nasce appunto, nuda come tanti capolavori destinati agli spazi pubblici del passato, affreschi o statue che fossero.
Ora questo simbolo di libertà al femminile è di nuovo tra voi amici di Matera, e se qualche iconoclasta tenterà di additarla come bestia immonda e di farla scomparire dovrebbe sapersi difendere da sola la ragazza. Non dimenticate poi che la Street Art è arte di tutti i cittadini, per questo le reazioni che è in grado di provocare sono comunque utili al confronto democratico e alla crescita intellettuale. 
Staremo a vedere.
"Le streghe sono esistite finché non abbiamo smesso di bruciarle" (Voltaire).













AGGIORNAMENTI:


27 giugno 2016

Diavù on the rocks a Matera


Ho appena lasciato dietro di me la splendida città di Matera, dove ho realizzato questo murale qua in alto per lo Urban Street Art Matera Festival nel mercato Le Botteghe del quartiere Piccianello e dove ho la mostra in corso "Diavù on the rocks" fino al 30 luglio alla Momart Gallery, in piazza Madonna dell'Idris 5/7, tra i Sassi.

Il Festival è a cura di Monica Palumbo e la mostra è a cura di Damiano Laterza, il quale ha scritto il testo critico che segue e mi ha fatto l'intervista in chiusura.

Pubblico tutto qui, ringraziando Monica e Damiano della meravigliosa ospitalità e tutte le persone meravigliose conosciute e ritrovate a Matera.


DIAVÙ AIUTACI TU!
Testo critico di Damiano Laterza


Quando la direttrice artistica della Momart Gallery e dell’Urban Street Art Matera Festival, Monica Palumbo, mi ha chiesto un parere su quale profeta dell’arte pubblica portare nella Città dei Sassi onde impreziosirla coi fermenti visivi più attuali – e all’insegna di una fruizione davvero partecipata degli stessi – non ho avuto dubbi: Diavù!
«Se penso a Matera, mi viene in mente il passo di Carlo Levi quando dice che la città ha la forma di un imbuto rovesciato, simile a quello che a scuola immaginavamo essere l’inferno di Dante. Questa descrizione mi ha molto stimolato. Non ci sono mai stato e non vedo l’ora di venirci!» così dichiarava l’artista accettando immediatamente, e senza esitazione alcuna, l’invito a venire a creare a Matera, che gli era stato testé rivolto.

"Diavù on the Rocks" è il titolo della personale/work in progress che David Vecchiato detto Diavù terrà in galleria mentre sarà contemporaneamente coinvolto nella realizzazione di un murale altamente evocativo, nel degradato quartiere di Piccianello. Uno sdoppiamento, per questo artista‐macchina, pop nel DNA, social oltre ogni schermo, touch perché puoi toccarlo – e modificarlo – biz perché se puoi permettertelo, puoi comprarlo e appenderlo in casa. O puoi fare un investimento. Un sicuro investimento.


Ecco perché “On The Rocks”. Perchè è tra le rocce, dentro i Sassi – sulla trafficatissima Via Buozzi e a ridosso della Piazza mozzafiato di San Pietro al Caveoso, location della ipogea MOMART Gallery – che l’opera di Diavù si svelerà per mezzo di tavole iconiche riproducenti i suoi lavori outdoor più famosi. Oppure no, visto che c’è anche una tela inedita, un lavoro per strada non ancora eseguito o che non verrà mai realizzato. Uno studio. Un capriccio. Chicche di culto, nelle viscere dell’imbuto di cui sopra.

“On The Rocks”, poi, è un drink di sicuro rinfrescante. “Cool” si diceva fino a poco tempo fa. Cioè nuovo. Matera è come una verginella inesperta e assetata di tutto, in questo momento. La grande arte può solo aiutarla a risorgere ancora più splendente e a rinforzare l’autostima, in vista del debutto in società, previsto nel 2019, quando entrerà nella modernità come modello d’insediamento umano e culturale da imitare.


“On The Rocks”, inoltre, perché nello slang degli street artist newyorkesi significa “be in trouble” cioè “mettersi nei casini”. Ed è quello che sta facendo Diavù, venendo a Matera. La bellezza straordinaria di questa città è causa di turbamenti negli artisti. Per fortuna sappiamo che in questi esseri speciali lo scompiglio è generativo – la RESILIENZA è un cluster verriano che amo molto – quindi sarà un inferno e Matera avrà nutrito ancora la civiltà della sua essenza. La missione sarà dunque compiuta.
Non vi resta che venire a vedere da vicino la discesa agl’inferi dello street artist romano più famoso, colui che di sali e scendi per le scale ne sa qualcosa, visto il suo straordinario progetto anamorfico in corso nella Città Eterna. Scalinate anonime che diventano il pretesto per raffigurazioni incredibili di femmine fatali della storia del cinema che forse le percorsero, forse no. Il tutto a partire dall’utilizzo di una proiezione chiamata anamorfosi ‐ che crea l’abbaglio della terza dimensione. Oggi la chiamiamo “3D Art”, ma è la stessa che nel ‘700 (e pure prima) si usava per decorar soffitti e creare inganni architettonici. “Trompe l'œil”, dicono i francesi. Tra i re‐inventori di tali incanti ottici c’è Kurt Wenner, architetto americano ed ex illustratore della NASA. Dice di ispirarsi a un certo Andrea Pozzo (1642‐ 1709) architetto, decoratore e teorico dell’arte, cantore del tardo barocco illusionistico e membro laico della Compagnia di Gesù.



Con questa tecnica è possibile trasformare luoghi quotidiani in scene fantastiche: squali in eruzione da marciapiedi, voragini e bisettrici suburbane, strade e corsi d’acqua a cascata che attraversano quartieri anonimi. Diavù, però, è andato oltre. Nell’illusione da lui creata, infatti, la scala non è più reale ma regredisce quasi in 2D, si trasforma in schermo per la proiezione di un fotogramma che, quando sali o scendi i gradini, scompare decisamente per lasciar spazio a incomprensibili pennellate. Poi, quando ci si allontana e si conquista il giusto punto d’osservazione, l’immagine ricompare in tutto il suo splendore. Miracolo!


Infine, perché Diavù in galleria? La risposta è semplice: perché l’arte è di tutti e non è di nessuno, anzi, è bene che ogni tanto sia di “qualcuno”. Nel senso che il mercato fa bene all’arte. In questo caso le opere di Diavù sono in vendita. Il ricavato serve a permettere all’artista di realizzare sempre nuovi e più entusiasmanti progetti di arte pubblica, i quali sono sacrosanti ma molto difficili da far finanziare e spesso autofinanziati ‐ persino Christo, il più grande Land Artist vivente, si è pagato da solo la realizzazione della sua ultima straordinaria opera galleggiante, la passerella sul Lago d’Iseo, costata 15 milioni di dollari.


Ecco, adesso potrete permettervi un Diavù tutto per voi, da mettere in salotto, in bagno o dove preferite. Un’occasione più unica che rara da non lasciarsi sfuggire.

INTERVISTA A DIAVÙ CIRCA IL MURALE PER PICCIANELLO

Dell’Urban Street Art Matera Festival, superfluo ribadirlo, Diavù sarà la gueststar. Abbiamo raccolto qualche sua prima suggestione e qualche spunto utile a capire il lavorò che andrà a eseguire.
Ci racconti qual è il concept del murale?
 «Verrà ritratta una diavolessa con il volto di Dahlia Lavi».

Quindi è corretto definire questa tua venuta a Matera come “una discesa agli inferi”?
«Al di là dell'ironia su Diavù che va per la prima volta all'inferno, ci sono trascorsi illustri di demoni donne nell'arte classica e mi sono voluto ispirare a diverse opere rinascimentali, anche se dal 'tono' medievale».

Tipo il famoso “Diavolo di Mergellina"?
«Esatto. L'opera di Leonardo Grazia da Pistoia che si trova nella chiesa di Santa Maria del Parto di Napoli ed è del 1542, che ha generato tra l’altro l’espressione partenopea “sei bella come il diavolo di Mergellina” ‐ e il perché lo narra benissimo Benedetto Croce in “Miti e Leggende Napoletane” ‐ racconta delle pene di una donna che non tollera il rifiuto dell’uomo di cui è follemente innamorata. Se ci pensi bene è la trama del film di Brunello Rondi “Il Demonio”, ovvero una sorta di “Esorcista” ante‐litteram, girato proprio a Matera!»


Allora, par di capire, che ti farai guidare anche qui dal binomio cinema‐bellezza femminile già sperimentato con successo nelle tue ultime opere romane?
«Esatto. Matera, come capitale del cinema non ha rivali e può benissimo stare alla pari dell’Urbe. Infatti il volto della diavolessa che dipingerò sul muro è proprio quello di Dahlia Lavi, l'attrice protagonista del film "Il Demonio"!»

Altri demoni al femminile che hanno attirato la tua attenzione in questa ricerca?
«Di sicuro l’affresco della Madonna con le corna di Vincenzo Foppa, denominato “Miracolo della falsa Madonna”, del 1470. Si trova nella Cappella Portinari della chiesa di San Eustorgio a Milano, e racconta del diavolo tramutato in madre di Dio per ingannare San Pietro da Verona».

Mamma mia! Che brividi! Altri esempi?
«Mi ha colpito molto anche l’affresco che è nella chiesa di Treviso intitolata a Santa Caterina dei Servi di Maria e s’intitola “Sant'Eligio tentato dal diavolo” di anonimo veneziano (attribuito a Pisanello) della prima metà del 1400, perché anche in questo caso il diavolo è donna!»

L'opera di Diavù verrà realizzata con l'aiuto delle artiste locali: Simona Lomurno, Rossana Salvino e Giovanna Zampagni.