3 settembre 2012

Baci dalla provincia

Ecco una vecchia recensione con breve intervista a Gianni, detto GIPI.
Era l'autunno del 2005 e del suo libro "Questa è la stanza", edito da Gallimard in Francia e da Coconino Press in Italia, scrivevo così:


La differenza fra la città e la provincia è nell'aria. 
In provincia è molto più pesante.

Certo ci sarà più ossigeno, ne convengo, ma misto a tonnellate di monotonia. Le stesse facce, le stesse frasi, gli stessi pettegolezzi trascinati per anni, decenni, per vite intere.

Ogni mattina lo stesso buongiorno dalla stessa persona che ti si rivolge con lo stesso commento sul tempo, che faccia troppo freddo, troppo caldo o troppa pioggia c’è sempre qualcosa di troppo per la provincia.

Troppa noia, questo Gipi lo sa perché lui la racconta la provincia, fregandosene di mantenere buoni rapporti col vicinato che ti dà le previsioni del tempo lui racconta tutto, racconta della curva dove i ragazzini per vivere al massimo si vanno a schiantare col motorino, racconta dei nuovi poliziotti arrivati in paese che ti rovinano la vita senza neanche farci caso, racconta del cattivo tossico del paese e dell’‘aghino’ che lo ha fatto fuori.
Per noi è ‘tradizione’ Goldrake o il ciocorì, quelle tradizioni ancorate ai valori umani chi le ha mai viste? Appartengono ai ricordi dei nostri nonni che li ripetono a pappagallo come copione dei pranzi domenicali. Noi di ‘old school’ conosciamo i ragù, le piadine e i vari piatti locali da franchising per palati ‘slow food’. 
Mi interessa mettere in scena dei temi molto seri e farli affrontare da personaggi completamente impreparati. Impreparati a vivere, a risolvere le situazioni. Spesso privi di una idea di bene alla quale riferirsi al momento di dover scegliere il proprio percorso. Questo è il modo in cui io e il gruppo di ragazzi con cui ho trascorso l'adolescenza, siamo cresciuti. Una improvvisazione di comportamento. Senza istruzione e senza istruzioni di alcun tipo”

Racconta una provincia trasformata, quella periferia dilatata nata dalla manipolazione culturale avvenuta attraverso la televisione, accoratamente spiegata da Pasolini a metà anni 70 e di cui noi siamo il risultato. 


E così Gipi racconta tutta l'Italia, che è una grande provincia frammentata dove i cosiddetti giovani crescono facendo lo slalom tra un modello di vita MTV e uno Giochi Preziosi.

Fa questo ormai da quindici anni coi fumetti e da cinque con i cortometraggi. E’ il matto del villaggio in edizione speciale: scrive i dialoghi, li legge ad alta voce, li recita, finché non filano lisci come nella realtà. Poi lascia fare ai personaggi, li lascia liberi di crescere e impadronirsi della storia, di divertire e sorprendere lui stesso che ne è l’autore. 

«Quando i personaggi iniziano a raccontarmi le cose (perchè è così che succede) mi trovo a specchiarmi nei loro comportamenti, mi ricordo (ogni volta da capo) quanto siamo rimbecilliti dal mondo moderno. Spesso i ragazzi delle mie storie vogliono "le cose". Spesso sono preda dell'egoismo più sfrenato. Solo un senso di fraternità all'interno del gruppo li unisce, all'esterno solitamente non vedono niente. Non c'è un giudizio in questo. Lo ripeto: io mi specchio nei personaggi. Sono come loro, un ex ragazzo cresciuto nei consumi e nel rincoglionimento mediatico. La differenza cruciale, tra me e i personaggi delle storie è che io, a volte, me ne rendo conto. I miei personaggi non se ne accorgono mai. Il batterista della band protagonista di "Questa è la stanza" ha una passione per l'estetica del nazismo. Una cosa terribile , a pensarci, ma vera. Il batterista della band in cui ho suonato per anni aveva esattamente questi "gusti". Era una leggerezza, una passione inconsapevole».




Questa è la stanza racconta le vicende di 4 di questi "ragazzi inconsapevoli". 
Hanno una band in provincia e sogni di gloria, di fans, palchi e luci della ribalta. «Ho visto i ragazzi incontrarsi, andare a suonare, trovarsi a fare i conti con il mondo "esterno" alla stanza e con le sue regole. E li ho visti nelle loro relazioni con i genitori, con gli amici e pure con la legge». 
Così Gipi ha visto e così ce l’ha raccontato.

David Vecchiato, ottobre 2005


(Gipi all'opera, estate 2002)

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