1 giugno 2019

Intervista su Artribune (maggio 2019)


Una manifestazione dedicata ai progetti di Arte Urbana e di Street Art realizzati a Roma e in Italia dall’Associazione Culturale MURo negli ultimi dieci anni, un’occasione per riflettere su come la Street Art, dal punto di vista teorico e pratico, sia cambiata ed evoluta in questo lasso di tempo. È questo in sintesi l’obiettivo del MURo Festival, in programma nella Capitale fino al prossimo ottobre con eventi e appuntamenti che coinvolgono diverse istituzioni della città. Per capire il senso del festival, bisogna fare però un passo indietro fino al 2010, anno in cui lo street artist David Diavù Vecchiato fonda il Museo di Urban Art di Roma (MURo). Si tratta si un museo diffuso di Urban Art, un progetto che mette in relazione gli artisti con il territorio e gli spazi su cui poi andranno a intervenire con le loro opere, nel rispetto dei luoghi e creando relazioni con gli abitanti. Tutti temi affrontati durante i diversi appuntamenti del festival attualmente in corso, e di cui abbiamo parlato con David Diavù Vecchiato in questa intervista.

10 anni fa fondavi il Museo di Urban Art di Roma, con l’obiettivo di mettere in relazione gli street artist con il territorio in cui realizzano le loro opere. Dal Museo di Urban Art, come nasce e si sviluppa poi l’esigenza di creare il MURo Festival?Dopo 10 anni dedicati alla produzione di tante opere e altrettanti progetti di arte urbana tra le strade di Roma e di tutta Italia, ritengo sia naturale sentire l’esigenza di fermarsi un attimo per confrontarsi su temi che periodicamente ritrovi sempre sul tuo percorso – e sempre irrisolti -, malgrado vorresti vederli superati e dimenticati. Per dirla tutta, non è certo per celebrare MURo o l’omonima associazione e il suo staff instancabile che stiamo realizzando questo festival, ma per dialogare con tante altre realtà e mettere a loro disposizione la nostra esperienza decennale in questo campo. Veder procedere ancora oggi a tentoni chi desidera occuparsi della cosiddetta “Street Art” e lo fa usando un approccio dilettantesco è deprimente.

In che senso l’approccio alla Street Art è “dilettantesco”?
Ci sono amministrazioni pubbliche di città importanti che affidano a organizzatori di eventi di intrattenimento il compito di contattare degli artisti per lavorare gratuitamente sulle pareti dei loro quartieri. Ci sono artisti che dipingono in tutto il mondo eppure non sanno minimamente cosa sia la tutela legale di un’opera “di ingegno”. E ci sono tanti sedicenti “curatori” che ti invitano in quanto artista, ti indicano un muro dicendoti “vai e dipingi quello che ti pare” e ti lasciano solo senza alcuna informazione sull’area in cui stai lavorando e senza supporto tecnico.


Alla luce di queste riflessioni, in che modo il MURo Festival può offrire occasione di dibattito?
Questi appuntamenti sono l’occasione per mostrare alcuni nostri lavori del passato, spiegando come sono stati realizzati, ma anche per porre domande a istituzioni come ANAS, Municipi, Ambasciate, Soprintendenza Capitolina e altri sulle loro posizioni nei confronti di quest’arte che è sempre meno illegale e spontanea e sta diventando sempre più la nuova Arte Pubblica. Il mondo dell’arte sta soffrendo di immobilità, diciamocelo chiaramente, però aumentano le commissioni di opere di “Street Art”. L’arte fino a ieri più vilipesa e denunciata è oggi la più richiesta dalle istituzioni dunque. Sembrerebbe una contraddizione, e in effetti lo è finché la si continua a chiamare in quel modo. È fin troppo evidente che ormai non si tratta più di “Street Art”. Dunque è arrivato il momento di farci i conti.


Quali sono gli obiettivi del Festival? Quali sono i personaggi, le istituzioni e i luoghi coinvolti?
Abbiamo iniziato l’11 maggio al museo Macro di via Reggio Emilia, spiegando il progetto GRAArt (www.graart.it) e raccontandone genesi ed intenzioni. Abbiamo proiettato i 10 documentari inediti che mostrano come dietro al murale di ogni artista invitato a dipingere attorno al Grande raccordo Anulare ci sia dietro uno studio sui miti e sulla storia del territorio in cui l’artista ha operato. Nella tavola rotonda In nome della Street Art si è discusso di come si stia passando dal fare Street Art al produrre una nuova forma di Arte Pubblica e si è parlato quindi dell’eventualità di conservazione delle opere in strada, mostrando diverse testimonianze in merito, dall’operato di tutela “sul luogo” dell’associazione internazionale di restauratori e chimici Yococu fino agli strappi di murales di Luca Ciancabilla & co. che scatenarono le reazioni di Blu a Bologna nel 2016, quando l’artista coprì col grigio le proprie opere in città.


Un incontro è stato dedicato anche al tema del diritto d’autore…
Sì, il 18 maggio durante l’incontro Le mani, i pennelli e gli spray sulle città abbiamo affrontato con due avvocati il tema del diritto d’autore e di lecito ed illecito nella Street Art (e nelle opere d’Arte in strada in genere). Il giorno successivo invece è stata la volta della Street Art vista dai grandi media, e il direttore di Sky Arte è stato tra gli ospiti dell’evento. Durante le due date è stata inoltre presentata una rassegna di tutti i documentari tv MURO, che io stesso ho curato per Sky, e degli Street Art Tour virtuali tra i murales di alcuni nostri progetti.


Quali sono i momenti topici del programma del Festival?
Oltre agli incontri di cui abbiamo parlato finora – occasioni di dibattito piuttosto rare nel nostro ambiente – ci saranno anche momenti più leggeri. Ad esempio venerdì 31 maggio alle 18 presentiamo il nostro ultimo progetto di Urban Art a Roma, che punta a trasformare il Mercato Menofilo di Quarto Miglio in una galleria di opere en plein air di artisti come Beau Stanton, Jim Avignon, Lucamaleonte e Nicola Verlato, dedicate a tematiche storiche di quell’area della via Appia. Ci vedremo proprio là al mercato assieme alla musicista Stefania Placidi, che le storie più divertenti dell’Appia ce le canterà.


In un incontro affronterete anche temi politici attuali…
L’ultima tavola rotonda del MURo Festival al Macro è Oltre il MURo, e si terrà domenica 9 giugno alle 16. In quell’occasione noi artisti faremo domande a chi si occupa concretamente di una tematica di cui riteniamo urgentissimo parlare: la libertà di espatrio, quindi le migrazioni in mare e il ritorno all’autoritarismo a cui stiamo assistendo in tutto il mondo e che a noi non piace per niente. Questo è un incontro che ho voluto personalmente e che modero assieme al musicista Pierpaolo Capovilla, nella piena convinzione che chi fa arte ha un ruolo politico e sociale a cui non deve sfuggire. Infine ci sarà la mostra del festival che inaugura il 5 ottobre alla Rosso20Sette Arte Contemporanea, e che vedrà la presentazione del primo catalogo dedicato al lavoro del MURo di questi 10 anni.

– Desirée Maida

QUI sul sito di Artribune la versione originale dell'intervista.

Video integrale della tavola rotonda "In nome della Street Art" tenutasi sabato 11 maggio 2019 al MURo Festival al MACRO